Per lo sciopero del 25 marzo annunciata “urbi et orbi” dal Garante la fustigazione per l’ USB

0
513

Con una deliberazione di ben 10 pagine la Cgsse ha aperto il procedimento di infrazione nei confronti della Confederazione USB per aver proclamato lo sciopero del 25 marzo scorso.

La Commissione di Garanzia (Cgsse) sugli scioperi ha deliberato la condanna dell’USB per lo sciopero generale del 25 maggio, sciopero che, per la cronaca e dintorni, è riuscito nonostante sia stato totalmente “dimenticato” dalla stampa nazionale di ogni “ordine e grado”. Lo sciopero dell’USB, il primo sciopero generale al tempo del Coronavirus, è stato indetto per chiedere la chiusura di tutte quelle attività non essenziali che continuano a rimanere attive – per esempio la STM di Catania, con oltre 4000 fra lavoratrici e lavoratori e con 2 casi di contagiati – e per l’assoluta messa in sicurezza i luoghi di lavoro considerati essenziali. Uno sciopero, quindi, per la sicurezza di chi lavora, della cittadinanza tutta. Uno sciopero che, e non poteva essere altrimenti, non ha violato lo “stare a casa”. Uno sciopero che nel settore sanitario è stato simbolico, il tempo di esporre dei cartelli di protesta e una foto. Intanto, come comunica stamattina l’USB nazionale, nella nota che segue, la Commissione di Garanzia accusa l’USB di contribuire ” a generare un diffuso senso di insicurezza e a produrre incalcolabili danni alla collettività, determinando un non accettabile aggravio alle Istituzioni e/o aziende…”.

La Commissione di e promette restrizioni sugli scioperi, sarà una battaglia di libertà e democrazia

“Con una deliberazione di ben 10 pagine la Cgsse ha aperto il procedimento di infrazione nei confronti della Confederazione USB per aver osato proclamare uno sciopero generale a difesa della salute di lavoratori e cittadini il 25 marzo scorso, limitando a un solo minuto simbolico la durata nei servizi essenziali quali sanità, soccorso alla popolazione, vigili del fuoco, vigili urbani, igiene urbana e cooperative di assistenza.

Dopo aver elencato una lunga sfilza di regole che USB avrebbe violato e per cui deve essere sanzionata economicamente, il Garante (di chi, di che?) si lancia in considerazioni intorno alla opportunità di proclamazioni di sciopero in un contesto di conclamata emergenza sanitaria… “in quanto contribuisce a generare un diffuso senso di insicurezza e a produrre incalcolabili danni alla collettività, determinando un non accettabile aggravio alle Istituzioni e/o aziende… rischia di vanificare le azioni di contenimento di cui ai recenti provvedimenti governativi.”

Evidentemente il garante Giuseppe Santoro Passarelli non ha capito che il nostro sciopero è stato proclamato e si è tenuto esattamente perché era già in essere “un diffuso senso di insicurezza”, generato però proprio dai provvedimenti governativi citati nella delibera.

La ragione per cui USB ha proclamato lo sciopero è stata infatti proprio la scelta del governo – ricattato da Confindustria e spalleggiato dai sindacati complici – di non chiudere con immediatezza ogni sito produttivo e ogni azienda o ufficio non utili a garantire la sicurezza dei cittadini e il funzionamento del sistema sanitario!

Ci si accusa di aver fatto esattamente ciò che era necessario fare: chiedere che la salute venisse prima dei profitti, facendo ridurre di molto il “diffuso senso di insicurezza” generato proprio dai provvedimenti del governo che USB contestava e tuttora contesta.

USB da anni è in prima linea nel denunciare sia il contenuto della Legge 146/90, che di fatto ha determinato l’impossibilità di agire il conflitto sindacale nelle forme e nei modi utili ad una normale dialettica tra le parti, che il ruolo di gendarme degli interessi padronali interpretato dalla Commissione.

Annunciata urbi et orbi la fustigazione in arrivo per USB, Santoro Passarelli si è poi dedicato con un proprio scritto a preconizzare conflitti aspri e di grandi dimensioni quando, passata l’emergenza, lo scontro si farà acuto per definire chi dovrà pagare i costi del coronavirus e già promette norme ancora più stringenti per garantire che a soccombere siano i lavoratori.

Da anni combattiamo contro inaccettabili provvedimenti governativi e soprusi padronali, e lo facciamo con le mani legate dietro la schiena grazie alla famigerata legge 146 del 1990, condivisa e sostenuta da quei sindacati che al conflitto hanno preferito la complicità e la subordinazione. Il diritto di sciopero va difeso a oltranza ed è possibile farlo soltanto praticandolo, come USB fa e continuerà a fare.

Per questo respingiamo le minacciose parole del garante, accettiamo la sfida della Commissione e rivendichiamo tutte le nostre scelte. La nostra difesa sarà una battaglia di libertà e di democrazia, per il ripristino del diritto di sciopero, contro il progressivo smantellamento dei diritti costituzionali, perché nel conflitto tra capitale e lavoro è il lavoro ad avere bisogno di strumenti di tutela, non il capitale”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui