Crisi Covid-19: la guerra dei mondi

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sanzione intermedia per debito eccessivo

Dietro la pandemia Covid-19, che sta mettendo in crisi l’intero sistema globale, si stanno combattendo tante battaglie tra mondi diversi.

Che vi sia una guerra in atto lo si è percepito da subito. Non stiamo parlando di quella tra il mondo microscopico, rappresentato dal Covid-19, e l’uomo, ma di tante altre, che  si combattono in modo tale da restare quasi nascoste. Queste fanno però un danno forse maggiore di quelle combattute in modo esplicito con armi e scontri fisici.

Tanto di ciò lo si percepisce dai giornali che il 26 marzo rompono gli indugi. Repubblica intitola in prima pagina: “Bazooka da 50 miliardi“, parlando della manovra d’aprile; il riferimento è agli euro usati come armi per combattere una crisi economica sempre più evidente e dietro l’angolo. Il Fatto Quotidiano già parla quasi di medaglie per dei “combattenti”. Travaglio apre il suo giornale intitolando: “Regione Lombardia, i 10 eroi sul virus“, per poi “svelare”, come se nessuno ne fosse accorto, che in Italia c’è stato “Un mese di inerzia e tutti i rischi sottovalutati“. Poi ancora il Giornale: “Allarme Pensioni“. Il giorno dopo su Milano Finanze si legge in seconda pagina: “Ultimatum di Conte all’Europa“. Il premier  non vuole l’intervento del Mes, ma aiuti più snelli per l’Italia. Gli fa eco Il Sole 24 Ore con un titolo al limite della fake news: “Aiuti Ue: ultimatum dell’Italia , poi l’intesa“, che poi è solo un appuntamento a fra 2 settimane per discutere proposte eventualmente elaborate.

Emergenza COVID-19 contro burocrazia e disorganizzazione

Tante, troppe sono le parole che ricordano un conflitto. Uno di questi l’Italia  lo sta combattendo contro quella parte del mondo, che centellina o blocca del tutto le introvabili mascherine. Il governo scopre, ma solo dopo un mese dall’inizio della crisi, che in patria non se ne producono. Corre ai ripari e fa appello a quelle industrie italiane che possono di riconvertire le loro attività per produrrle. Non solo. Servono anche ventilatori polmonari stessa storia delle mascherine. Stessa farsa, stessi appelli, stessa battaglia, anche contro il tempo. Si perché si sono affidati, in piena emergenza, ad una gara Consip, e a quella maledetta burocrazia, che al contrario del contagio del virus, ha la velocità di bradipo. Sui ventilatori Trump potrebbe travestirsi da Babbo Natale, e mandarne un pò. Saranno General Motors e non made in Italy. Per i malati andranno bene lo stesso il resto non conta. Per i morti non si sa.

La guerra dei bond

Vi è un’altra guerra, quella per l’emissione degli Eurobond affinché stati in difficoltà, come l’Italia, possano avere liquidità  “low cost” e sostenersi, fin nell’immediato, dalla crisi COVID-19 prima ed economica poi. La Merkel dice di no alle richieste. Ma qui la battaglia è persa. Mai nessuno, infatti, è riuscito a coinvolgere i tedeschi e in generale i paesi nordeuropei, quasi del tutto padroni dell’Euro, in un prestito a garanzia comune. Loro vogliono la Troika, che in Grecia ricordano ancora come uno tzunami. Un mondo quello italiano, in lotta per l’immediata sopravvivenza, contro un mondo rigido, inflessibile e mai disposto a cedere a tassi di interesse agevolati.

La guerra dei numeri: in Cina sono veri?

Se dall’austerità teutonica ci sono quasi le certezze di una chiusura, dalla Cina invece sembrano aprirsi delle speranze di aiuto. Proprio dalla Cina, che in piena crisi contagio interno, non chiuse le frontiere, ma lo fa ora, temendo il contagio di ritorno. La Cina, un paese molto export e poco import, da mesi sembra faccia una guerra d’informazione degna dell’Unione Sovietica durante l’incidente di Chernobyl. Il Cremlino, in quel aprile del 1986, negò per 2 giorni l’incidente al reattore n. 4 della centrale atomica. Ammise solo dopo che in Svezia scoprirono in modo inequivocabile delle tracce di radioattività che potevano provenire solo da loro. Una guerra d’informazione al mondo esterno su quello che sono i reali numeri dei contagi. Strano appare infatti che da ieri gli USA abbiano, dopo pochi giorni più contagi che in Cina dopo tre mesi. I numeri cinesi sono balle?

Una spy story dal sapore antico

Poi La Stampa svela una storia, quasi da guerra fredda. Conte e Putin si telefonano. Il leader russo s’impegna ad aiutare l’Italia. Dalle parole ai fatti e “Domenica sera all’aeroporto militare di Pratica di Mare sono arrivati 9 aerei I-lyushin con forniture russe e 100 specialisti nella guerra batteriologica. Gli esperti mandati da Mosca sono medici militari”. Ma ecco il pezzo forte: “Tra quelle forniture russe l’80% è totalmente inutile o poco utile. Insomma poco più di un pretesto”, si legge sul quotidiano torinese. Ma sarà vero? Intanto questi militari fanno il paio con i medici cubani e gli aiuti cinesi. Che ci fanno dei medici militari russi in Italia? Non bastava la lista di 8 mila dottori volontari?

Dei tempi di guerra c’è tutto, anche la spy story. Manca solo il finale: contagio finito e un piano Marshall. Che stavolta lo firmi Putin?

 

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