“Non siamo tutti sulla stessa barca”, una delegazione di ASIA USB Catania in prefettura

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Oggi a Catania, nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta dal sindacato inquilini ASIA-USB, dalla Rete giovanile nazionale Noi Restiamo, dal Movimento  per il diritto all’abitare, per chiedere al governo il blocco degli affitti e delle utenze per giovani, studenti e precari – una delegazione di ASIA USB, con il sostegno di militanti del CSP Graziella Giuffrida, di OfficinaRebelde e del Partito Comunista dei Lavoratori, si è recata in prefettura per consegnare al Prefetto ii testo della lettera che è stata fatta recapitare al Presidente del Consiglio e alla Ministra dei Trasporti De Micheli. Di seguito il comunicato diffuso dagli organizzatori sull’iniziativa nazionale di oggi.

 

“5 maggio, rompiamo il silenzio delle istituzioni! “

“NON SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA: CASA, REDDITO, DIRITTI SUBITO!

Oltre due mesi di quarantena e ancora nessuna soluzione concreta da parte del Governo Conte ai settori della popolazione che hanno avuto pesanti danni economici durante quest’emergenza: tanti lavoratori attendono ancora la Cassa integrazione; diversi stagionali, Co.Co.Co, braccianti, lavoratori dello spettacolo e Partite Iva non hanno potuto accedere nemmeno al bonus di € 600,00.
Moltissimi altri, lavoratori atipici, in nero, disoccupati, studenti, non hanno potuto beneficiare di nessuno strumento di sostegno economico e i buoni spesa erogati ai Comuni sono tutt’altro che sufficienti, anzi spesso i bandi risultano escludenti verso categorie in difficoltà.
Il risultato è che molti non hanno strumenti per fare fronte alle spese basilari, a partire da affitti e bollette, oltre al mantenimento e alla cura dei minori e dei bambini, i dimenticati dalla Fase 2 del Governo. Dalle famiglie ai lavoratori precari agli studenti, i costi relativi alla casa sono da tempo lievitati rispetto ai livelli di reddito, a causa di accordi sindacali al ribasso e alla mai risolta questione abitativa, divenuta ora insostenibile.
Come risultano insostenibili le leggi che da decenni hanno portato privatizzazioni, perdita del patrimonio pubblico a favore di grandi palazzinari e norme penalizzanti rispetto a chi non può permettersi gli affitti di mercato: dalla legge 431 del ’98 al Piano Casa del 2014.
Hanno cancellato la politica pubblica della casa e costretto decine di migliaia di famiglie e single a vivere nella precarietà abitativa, occupare per necessità alloggi e stabili abbandonati pubblici e privati, a sopravvivere in ghetti o in luoghi malsani come nel caso dei braccianti agricoli.
Dopo settimane di iniziative, mobilitazioni virtuali e assemblee abbiamo costruito un fronte sociale composito e plurale, unito dalle richieste del blocco dei pagamenti di affitto e utenze, del blocco di sfratti e sgomberi per inadempienze dovute all’emergenza sanitaria, di un sostegno al reddito incondizionato e trasversale e della garanzia dell’omogeneità e dell’effettività del diritto allo studio.
Abbiamo spedito lettere a Governo e Regioni, in pochi casi abbiamo ricevuto incontri e quasi mai provvedimenti sostanziali. Nonostante alcuni impegni presi dal Senato, in un OdG che invita l’esecutivo a valutare la situazione dei fuorisede, il blocco dei provvedimenti di sfratto maturati durante il periodo d’emergenza e l’abrogazione dell’art.5 del Piano Casa, nulla di concreto è stato messo in campo dal governo Conte, che invece di ascoltarci preferisce interloquire con sindacati e organizzazioni più accomodanti, oggettivamente complici della gestione emergenziale della macchina governativa.
Per questo motivo il 30 aprile dalla conferenza stampa sotto Palazzo Chigi abbiamo annunciato una nuova mobilitazione il 5 maggio: romperemo l’isolamento e il silenzio delle istituzioni su un tema così urgente, e manifesteremo davanti alle prefetture i nostri bisogni, il dissenso e la rabbia di chi non ce la fa più a sentire vuote promesse in conferenze stampa mentre Confindustria detta le priorità dell’agenda politica del Paese a discapito della salute dei lavoratori e di chi li circonda.
Oggi serve un cambio di rotta, serve garantire a tutte e tutti il diritto all’abitare attraverso politiche attive: i fondi di contributo all’affitto non possono essere la soluzione poiché vanno in mano direttamente ai proprietari, favoriscono il mantenimento di prezzi alti e sono insufficienti rispetto alle richieste.
L’emergenza sanitaria e la crisi profonda non può essere affrontata con normali misure ma implica una presa d’atto politica che proprio le abituali politiche di privatizzazione erano il problema. Occorre ripristinare strumenti di pianificazione economica che mettano i bisogni della collettività davanti a quelli delle imprese, i diritti davanti a profitto e rendite.
La nostra fase 2 respinge le vostre bugie e promesse vuote. Non eravamo, non siamo e non saremo tutti sulla stessa barca: vogliamo casa, reddito e sanità pubblica per tutti! “.

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