Festa della mamma. Le docenti esiliate al Nord dalla legge 107…

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Nella giornata della Festa della mamma, riprendiamo dalla pagina Facebook del comitato Nastrini Liberi Uniti la lettera, a firma delle docenti Francesca Carusi e Anna Dorotea Privitera, inviata a due organi di stampa “scolastici”, e ancora in attesa di pubblicazione.
I Nastri Liberi Uniti, il comitato Non si svuota il Sud e altri comitati rappresentano quella parte del corpo docente – composto quasi tutto da donne e da donne mamme – che , di fatto, ed è inutile girarci attorno con le parole, con la legge 107 del governo Renzi, è stata esiliata al Nord. Una vera e propria emigrazione che ha devastato la stabilità economica e psicologica di tante famiglie. Un vero crimine politico e sociale che sembra non avere alcuna soluzione.
Di seguito il testo integrale della lettera già citata per contribuire a dare voce alla R/Esistenza delle esiliare della 107.

Alle docenti migranti, mamme e non mamme…

“Dedicata alle docenti migranti, mamme e non mamme, comunque donne e in quanto tali appartenenti a quella categoria che da secoli si occupa della cura della famiglia consentendo al sistema economico di andare avanti. Docenti migranti per le quali la migrazione ha significato l’aggravarsi del lavoro di cura e il dolore di doverlo fare a distanza, tra salti mortali e debiti finanziari.
Pubblichiamo integralmente una lettera scritta dalle colleghe Francesca Carusi e Anna Dorotea Privitera dopo il loro intervento all’assemblea pubblica sulla scuola indetta dall’USB l’8 maggio scorso.
Lettera inviata giá molte volte da ieri mattina alle rubriche deputate delle testate scolastiche Orizzonte Scuola e Tecnica della scuola, ma a tutt’oggi non pubblicata.
#finoallultimorientro

Assemblea USB 8 maggio 2020. Le parti politiche intervenute non rispondono alle domande delle esiliate e immobilizzate.

Scriviamo a caldo, dopo aver partecipato all’assemblea in streaming organizzata da USB PI Scuola “La precarietà della scuola: organici, concorsi e nuovo anno scolastico.” – 8 maggio 2020.
Ci teniamo a ringraziare innanzitutto l’USB Scuola quale unico sindacato che da sempre ha considerato la storia delle esiliate/i 107 e delle immobilizzate/i ante 107, una storia degna di essere raccontata e sostenuta nelle sue rivendicazioni.
Anche oggi dunque l’USB ci ha dato l’opportunità di denunciare la condizione di precarietà esistenziale che interessa le docenti ed i docenti che la L.107/’15 ha letteralmente spedito al Nord, lontano dalle proprie terre, attraverso dubbie e coatte operazioni ed algoritmi, facendo così crescere in modo esponenziale i numeri degli insegnanti giá emigrati prima del 2015 e lasciando tutti senza possibilità di rientro.
Perché è questa la realtà ad oggi: nessuna possibilità concreta di rientro per chi da anni vive questa condizione e la causa sta tutta nell’assenza di volontà politica da parte di qualsivoglia forza politica che si è susseguita al governo o all’opposizione dal 2015 ad oggi. Una volontà politica che anche quando sembra ad un passo dal concretizzarsi verso una presa di coscienza del problema, stranamente svanisce.
E la conferma di tutto ciò, purtroppo, l’abbiamo avuta oggi. In modo quasi surreale, le domande che abbiamo posto in assemblea streaming in merito alla necessità o meno di una mobilità straordinaria per risolvere un problema che è sociale oltre che scolastico, non hanno sostanzialmente ricevuto risposta da parte degli esponenti politici presenti e, quando l’hanno ricevuta, essa è stata assolutamente stringata e dal nostro punto di vista del tutto inadeguata.
In particolare vogliamo porre l’attenzione su un passaggio contenuto nell’intervento telefonico della senatrice Granato la quale ha addotto tra le cause a monte dei problemi della scuola e degli organici (…) “la mobilità selvaggia della Legge 107, che crea scompensi al Nord sprovvisto ormai di graduatorie sature” , senza però indicare i responsabili veri di una tale scelta politica.
Non avendo avuto più modo di interagire in assemblea, visti i tempi giustamente ristretti, vogliamo ricordare alla Senatrice Granato che la mobilità è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori del pubblico impiego e non una gentile concessione e che le e gli insegnanti assunti con la Buona Scuola non sono e non possono passare in nessun tipo di analisi sulle cause pregresse come la causa dell’attuale caos in cui versa la scuola, caos che anzi è molto antico. La mobilità voluta dalla L.107 è stata sì selvaggia, ma nel proseguire il piano diabolico delle assunzioni / rottamazioni dell’ex premier Renzi, perché fu discriminante, cervellotica ed affidata ad algoritmi. Ha creato danni permanenti ed è stata un unicum, ma non per questo riteniamo corretto far passare la mobilità dei docenti come uno spauracchio ingestibile. Perché questa è stata finora la reazione di tutti i governi e di tutte le trattative sindacali al post mobilità straordinaria della 107: limitarla. E da selvaggia trasformarla in inesistente e infruttuosa. Negli ultimi 5 anni non è servita a riportare nelle province di residenza né i docenti colpiti dall’algoritmo né coloro che sono stati assunti prima della 107/15, poiché le quote destinate ai trasferimenti sono pressocché assenti. Se le graduatorie al Nord sono vuote è perché non si investe in un adeguato reclutamento del personale scolastico; a sopperire la mancanza di organici e di cattedre scoperte non possono e non devono essere i docenti meridionali, per di più assunti con un sistema contorto e tecnicamente comprovato fallace. A tal proposito si ricorda che la giustizia amministrativa e quella ordinaria ha più volte dato regione ai docenti fuori sede, riconoscendo il torto subito sia in sede di trasferimento nel 2016 che successivamente, quando nel CCNI sulla mobilità sono state inscritte percentuali che contravvengono al TU del 2001, nel quale è specificato che la mobilità precede sempre le assunzioni.
Abbiamo sentito fortemente l’esigenza di scrivere queste righe perché le parole sono importanti e perché crediamo che, se si intende ricercare la causa di un problema contemporaneamente essa non possa essere individuata in una delle sue conseguenze. Sappiamo da tempo che nei palazzi della politica di professione l’autocritica è una chimera ed
abbiamo preso atto del totale disinteresse al problema, oggi come ieri, ma continuiamo a credere che le esperienze dolorose di chi conosce la migrazione e l’allontanamento dai propri affetti meritino quantomeno più attenzione, più rispetto ed analisi più profonde.
Abbiamo scritto per questo, con il cuore e per tutti i nostri colleghi, ma soprattutto per tutte le nostre colleghe, per quelle di cui conosciamo molto bene la storia e i sacrifici e per quelle delle quali ci è bastato carpire il tono di voce e lo sguardo, per capire”.

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