Futuro incerto per i due quotidiani di Ciancio

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Foto: Hastagsicilia.it

Sul l’asse Catania-Bari l’informazione nel Sud gioca una grossa fetta delle sue possibilità di sopravvivenza e rilancio.

Il personaggio chiave è Mario Ciancio, socio di maggioranza de La Sicilia e della La Gazzetta del Mezzogiorno. Le due testate sembrano però avere destini diametralmente opposti, alla luce delle recenti manifestazioni di disinteresse nei riguardi del quotidiano di Puglia e Basilicata da parte dello stesso Ciancio, rientrato in possesso dei suoi beni dopo la decisione della Corte d’Appello di Catania.

I debiti ascritti a La Sicilia sono svariati, come specificato da Assostampa Catania. I commissari hanno riconosciuto crediti per 620mila euro a dipendenti, ex dipendenti e collaboratori non solo di Catania, scaturiti da accordi disattesi, promesse mancate, impegni non mantenuti e, soprattutto, collaborazioni e prestazioni non pagate. Questo rappresenta solo un quadro parziale del debito totale accumulato da Ciancio. Vi è da aggiungere un passivo di quasi 4 milioni di euro verso l’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti, che ha già presentato un decreto ingiuntivo. Non è nemmeno di poco rilievo la cifra che l’editore deve a Casagit, 5 milioni di euro per conto de La Sicilia e per La Gazzetta del Mezzogiorno.

“A La Gazzetta del Mezzogiorno – riferisce a freepressonline Bepi Martellotta, segretario Assostampa Puglia e dipendente del giornale – si aspetta l’assemblea dei soci fissata per il 14 maggio. In quella sede il CdA uscente formalizzerà le dimissioni e l’editore, Mario Ciancio, dovrebbe insediare un nuovo CdA. Alla luce delle dichiarazioni dell’editore questo non avverrà e i libri andranno al Tribunale di Bari. In pratica la società sarà messa in liquidazione, a meno di un ripensamento dell’ultimora da parte dello stesso Ciancio. Il debito complessivo è di 41 milioni di euro, che ha bisogno di 14 milioni, il 30% del totale, per essere ristrutturato”. Martellotta ha spiegato che nel frattempo, Walter Mainetti, il socio di minoranza non ha mai portato aventi un’operazione di risanamento ed inoltre in zona non vi sono imprenditori in grado da sostenere il giornale.

La Gazzetta del Mezzogiorno negli ultimi sei mesi ha una vendita consolidata di poco meno di 15 mila copie giornaliere ed ha 140 dipendenti tra poligrafici e giornalisti. La Sicilia, con meno della metà di dipendenti risulta vendere mediamente negli ultimi sei mesi 12 mila copie giornaliere. L’alleggerimento da parte di Ciancio del quadro debitorio associato a La Gazzetta del Mezzogiorno, porterebbe ad un cauto ottimismo per la situazione de La Sicilia.

Qui però vi sono da fare delle riflessioni. Quali sono le reali intenzioni di Ciancio? Quali le capacità economiche? L’editore, che negli anni è stato restio nel pagare, cambierà attengiamento nei riguardi dei suoi creditori? Se si perché?

Vi è da capire anche cosa faranno nell’immediato futuro sia Casagit che soprattutto Inpg, quest’ultima con un titolo esecutivo nelle mani cosa. Il buon senso porta a pensare che la Cassa di previdenza dei giornalisti possa pensare ad una ristrutturazione del debito con una proposta di dilazione e continuare a produrre crediti nei confronti di Ciancio. Un eventuale fallimento di Ciancio non porterebbe all’incasso di tale tale cifra ma ad una perdita della maggior parte di essa.

Per quanto riguarda i debiti nei riguardi dei giornalisti il quadro è totalmente diverso. Il debito di circa 620mila euro risulta essere diviso fra verso ex dipendenti de La Sicilia e corrispondenti e collaboratori attualmente in servizio. Chi è ancora alle dipendenze di Ciancio e vuole continuare a lavorare per La Sicilia potrebbe rompere il muro alzato da Assostampa Catania, probabilmente invitato dallo stesso Ciancio, e trovare un accordo “bonario”, soprattutto alla luce del fatto che questo è molto frazionato e che in alcuni casi consiste al massimo in poche migliaia di euro. Diversamente gli ex de La Sicilia, a cui non risultano essere stati onorati degli impegni di pagamenti dilazionati del Tfr, potrebbero secondo logica presentare un’istanza di fallimento alla luce del fatto che non hanno più un rapporto di lavoro con l’editore Mario Ciancio.

C’è quindi da capire cosa succederà a partire dal 15 maggio prossimo, data in cui dovrebbe riprendere a pieno ritmo l’attività giudiziaria finora sospesa per il Coronavirus.

 

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