“Precari di ruolo”, la Sicilia nella stretta dell’emigrazione

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Nell’ambito della giornata di mobilitazione “Cambiare la scuola”, indetta venerdì dall’USB Scuola, fra le tante argomentazioni sollevate, è risultata evidente la drammaticità della questione legata all’emigrazione dal sud verso il centro e il nord dei docenti – in gran parte donne, età media 50-55 anni – esiliati e immobilizzati, tantissimi già esiliati ancor prima della nefasta Legge 107 del governo Renzi.

“Aderiamo – si legge in una nota diffusa ieri dal comitato dei docenti esiliati “Non si svuota il Sud”- alla mobilitazione nazionale lanciata da USB Scuola per la giornata del 15 maggio. Tra le rivendicazioni della giornata anche un piano di mobilità straordinaria su tutto l’organico (di fatto e di diritto) per permettere il rientro dei docenti esiliati ed immobilizzati.
Partecipiamo e facciamo sentire la voce dei docenti che da anni non vedono soluzioni concrete per il loro rientro nelle proprie terre”. Emigrazione, che nell’ambito della scuola pubblica statale colpisce anche le studentesse e gli studenti universitari siciliani: “Di generazione in generazione – si legge in una nota diffusa ieri dal Coordinamento giovani studenti precari siciliani – abbiamo assistito impotenti alla migrazione di giovani e lavoratori, costretti ad accettare lavori spesso precari o umilianti -alla faccia dello stereotipo del meridionale fannullone- per realizzare i propri sogni lontano dalla terra che si ama ma che spaventa per povertà e condizioni lavorative.
Oggi ci troviamo ad affrontare le conseguenze di un processo di migrazione forzata che ha colpito in maniera trasversale studenti e lavoratori, costretti a partire a causa della mancanza di prospettive, oppure esiliati per mezzo di una legge scellerata, ma ritrovati nella solidarietà ed accomunati dalla lotta per il riscatto di chi vuole restare”.

 Si emigra, ma senza valiggi di cattuni attaccati co spagu…

Emigrazione siciliana resa quasi invisibile, che non si manifesta più che valiggi di cattuni attaccati co spagu e con i treni della disperata deportazione al nord : braccia deportate e prigioniere dentro le gabbie salariali, braccia che hanno, in gran parte, contribuito a fare diventare grande l’apparato industriale del capitalismo italico del nord.
L’ emigrazione siciliana contemporanea è un processo in crescita iniziato nella metà degli anni 90, e che non ha solo il nord come punto di riferimento, considerato che negli ultimi anni oltre 760 mila siciliane e siciliani sono emigrati fuori dall’Italia. Un processo emigratorio che va oltre le valigie di cartone legate con lo spago, un processo politico, prima ancora che economico, iniziato nel 1860.

Emigrazione all’estero e spopolamento del territorio siciliano

Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes, dal 2006 al 2018 – è l’ultimo dato ufficiale ad oggi – sono 768mila le siciliane e i siciliani emigrati all’estero. Si tratta di coloro che si sono iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’esterno (AIRE). Nel frattempo è trascorso quasi altro anno e mezzo e l’immigrazione all’estero dall’Arcipelago siciliano non si è mai arrestata.
Emigrazione che attesta che
il 14,5 % dei 5 milioni e 300 mila italiani emigrati in Europa e altrove, è composto da siciliane e siciliani. E di questo 14,5%
quasi il 40% comprende una fascia di età che va da 0 ai 35 anni. Ciò rende chiaro anche il perché dello spopolamento costante dei piccoli comuni siciliani dove, addirittura, la popolazione emigrata nel nord Italia e all’estero supera di gran lunga quella che è rimasta, come accade, solo per fare l’esempio più sconcertante, nel comune di Acquaviva Platani, in provincia di Caltanissetta, dove risultano nell’anagrafe comunale solo 928 residenti, perché il resto, 2450, sono emigrati.

50 Mila studenti siciliani oltre lo Stretto

Da Almalaurea, un consorzio interuniversitario che conta l’adesione di 74 atenei italiani, dati confermati dallo stesso MIUR, apprendiamo che sono circa 50mila le studentesse e gli studenti siciliani iscritti negli atenei del centro e del nord Italia. Praticamente, un universitario su tre. Un numero enorme, frutto della sempre più grave situazione occupazionale in Sicilia, che rende difficile pianificare il post laurea, traduzione simultanea “il lavoro inerente alla laurea conseguita”. Emigrare, quindi, per una prospettiva lavorativa e, che, però, nella stragrande maggioranza dei casi non si materializza. Per cui, c’è chi rimpatriata in età “avanzata”, costretta e costretto a rincorrere specializzazioni su specializzazioni e il lavoro che non c’è.

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