Da Lampedusa chiedono “la realizzazione di un ospedale e la chiusura del centro per migranti”

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Non cedono nella loro mobilitazione le cittadine e i cittadini riuniti nel Comitato Spontaneo Lampedusa, che da settimane chiedono che le istituzioni intervengono a Lampedusa, isola che rischia un pericoloso ko sociale.

Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato diffuso dal Comitato.

Comitato Spontaneo Lampedusa

“Dopo che per due volte ci è stata negata la possibilità di partecipare al Consiglio Comunale per esprimerci e confrontarci con i consiglieri in un ambito ufficiale. Tra l’altro nell’ultimo consiglio comunale veniva detto pubblicamente di isolarci e di non parlare con noi.

Abbiamo deciso di parlare questa mattina in piazza della Libertà.

Abbiamo organizzato un incontro pubblico per spiegare i motivi della raccolta firme da inviare alle autorità e avevamo invitato pubblicamente l’Amministrazione e l’opposizione comunale a partecipare. Purtroppo l’invito non è stato raccolto.

I due punti della raccolta firme sono:
1) La realizzazione di un ospedale a Lampedusa;
2) La chiusura del centro per migranti e la fine dell’utilizzo dell’isola come piattaforma per le migrazioni.

L’intento della discussione di questa mattina è stato di articolare e motivare i due punti.
In sintesi scriviamo i chiarimenti necessari affinché questi due punti vengano chiariti.

Premettiamo che solamente con una mobilitazione costante e una programmazione a lungo termine possiamo risolvere questi problemi che oramai hanno assunto una dimensione storica.

Partiamo dal primo punto. OSPEDALE

La prima cosa da chiarire è che la realizzazione di un ospedale sull’isola è possibile, infatti il D.M. 70 stabilisce nel numero di 150.000 persone il numero di abitanti necessario per avere un ospedale ma allo stesso tempo chiarisce che la legge va in deroga per le zone disagiate, tant’è che Pantelleria ha un ospedale. Pantelleria ha una popolazione di quasi ottomila persone. Poco più del Comune di Lampedusa e Linosa.

Ma facciamo un passo indietro

L’approccio che abbiamo portato avanti in questi anni è quello di un approccio organico alla questione della salute e dell’accesso alle cure.

Infatti riteniamo sia utile partire dal tema della prevenzione e della riqualificazione ambientale, perché prima di curarci pensiamo sia necessario non ammalarci.

Le discariche abusive di amianto, dell’inquinamento elettromagnetico, della gestione della nettezza urbana, della produzione e distribuzione di energia e acqua potabile, del depuratore che non è mai entrato in funzione, sono tutti temi che da anni studiamo e su cui avanziamo proposte ma che al momento non hanno visto azioni concrete e risolutive da parte delle amministrazioni pubbliche.

Una cosa fondamentale sarebbe avviare un percorso decennale per la municipalizzazione dei servizi e sbloccare i lavoratori del depuratore, cosi come dare seguito alla legge Regionale sull’amianto del 29 aprile 2014 e alla circolare regionale n.10 inviata ai comuni “Linee guida per la redazione del Piano comunale amianto” con cui si indicano le modalità e i fondi per lo smaltimento dell’amianto.

Cosi come necessario sarebbe uno studio indipendente sull’inquinamento elettromagnetico ed un’indagine epidemiologica. Tra l’altro con Il progetto Lampedusaresiste abbiamo realizzato la mappatura delle discariche abusive di amianto.

Per quanto riguarda le onde elettromagnetiche da anni portiamo avanti una serie di iniziative che hanno portato alla rimozione di un radar a Capo Grecale e di alcune relazioni e controrelazioni ufficiali che hanno messo in luce le carenze delle misurazione dell’ARPAS e un forte inquinamento elettromagnetico al centro del paese, nei pressi dell’asilo comunale, a causa di un’antenna per le telecomunicazioni, che nonostante supera i livelli consentiti rimane ad operare indisturbata.

Per quanto riguarda l’ospedale, anche qui andrebbe fatta una programmazione da qui a quindici anni.

Prima di tutto andrebbero fatti rispettare i LEA (livelli essenziali di assistenza) che ad oggi non risultano garantiti.

Parallelamente andrebbe avviato uno studio per avere un quadro completo sulla casistica delle patologie e degli interventi sanitari a Lampedusa e Linosa.

Dopo questo studio andrebbe strutturata un’idea di ospedale fatta su misura per le Pelagie.

Uno studio che dovrebbe tenere conto dell’aumento delle presenze sull’isola nei mesi estivi, parliamo di una media di circa 250.000 turisti a stagione. E dunque di un conseguente potenziamento dei servizi nei mesi estivi.

In questo studio andrebbero analizzati i costi e i servizi che attualmente abbiamo per razionalizzare i servizi nell’ottica di un risparmio.

Prima di tutto andrebbe preso in considerazione il servizio di elisoccorso. Capire per quali casi viene utilizzato e come potrebbero essere ridotti i voli al fine di risparmiare. Alla base Hems di Lampedusa vi è un Augusta-Westland 139 con marche I-AVCS, il cui costo per ora di volo è di circa 1.700 euro. Questo è il costo pulito (comandante, pilota e carburante) a cui si deve aggiungere, Medico Rianimatore e Infermiere di aria critica, che sono in carico all’Assessorato alla Salute. Il contratto del 29 agosto 2013 tra Regione Siciliana e Inaer S.p.a. prevedeva per tutta la Sicilia (6 basi operative), un costo di 22 milioni/anno. Per la base di Lampedusa, l’importo contrattuale è di 259.000 euro al mese (incluso servizio antincendio). Ma non sappiamo se è stato stipulato un nuovo contratto e se il costo sia addirittura maggiore.

Ribadiamo ancora una volta che il servizio di elisoccorso rimane fondamentale per le isole minori ma che è necessario razionalizzare i costi/servizi.

Un’altra cosa che si dovrebbe programmare è un piano di borse di studio per gli isolani per la formazione di dottori e personale medico in base alle esigenze locali cosi da poter nell’arco di 15 anni avere sull’isola personale medico e specialistico locale.

Questo oltre a migliorare i servizi creerebbe occupazione.

CHIUDERE L’HOTSPOT
(per un approfondimento > https://askavusa.files.wordpress.com/2016/05/lampedusa-istruzioni-per-luso-2016.pdf)

La soluzione che noi prospettiamo è chiudere per sempre il centro per migranti in ogni sua forma e finire di utilizzare Lampedusa come piattaforma per le migrazioni.

Come abbiamo dimostrato questa mattina in alcuni anni da Lampedusa sono stati fatti transitare un numero bassissimo di persone migranti, trasferendoli direttamente a “Terraferma” e magari su tutto il territorio europeo.

Una volta chiuso l’hotspot bisognerebbe levare 6 radar e lasciarne solo due: 1 per il cielo e 1 per il mare. Delle tre braccia del porto liberarne 2 e lasciare solo il Molo Favaloro per le motovedette che dovrebbero pattugliare le acque dell’isola portando direttamente a “terraferma” le persone migranti.

Intanto i governi dovrebbero agire sulle cause che spingono migliaia di persone a lasciare il proprio paese e regolarizzare i viaggi.

Questa mattina abbiamo fatto una lunga disanima della storia delle migrazioni contemporanee a partire dalla volontà dell’UE di creare un esercito di riserva di lavoratori extracomunitari.

Come affermano Vasapollo e Arriola in “L’uomo precario. Nel disordine globale”

“In Europa i lavoratori migranti sono necessari per costituire l’esercito industriale di riserva. Mantenendo un livello di disoccupazione che faciliti l’imposizione delle condizioni del capitale nel processo di lavoro. Altra funzione che esercitano è di lavorare a bassi salari e nella produzione di beni di consumo di massa, rendendo più economico il costo di riproduzione della forza-lavoro; ciò permette di ridurre la parte del valore che si paga in forma di salari all’insieme dei lavoratori.”.

Questa ristrutturazione del lavoro avviene con la creazione dello spazio di Schengen e del Mercato Interno Europeo. SI abbattono i confini interni ai paesi aderenti all’UE e si crea il confine esterno UE di cui l’isola di Lampedusa diviene un vero e proprio simbolo.

Ma la questione delle migrazioni ci tocca da vicino basti pensare che nove italiani su cento lasciano il paese alla ricerca di un lavoro. La popolazione italiana che vive all’estero si aggira attorno ai 5 milioni di persone.

E sempre in questa ottica va inquadrata la recente regolarizzazione promossa dalla ministra Bellanova. La propaganda ci dice che gli italiani non vogliono fare più certi lavori mentre molti osservatori, nel caso specifico, ci dicono che specie in questo periodo molti italiani vorrebbero lavorare nei campi ma non vengono assunti. L’agenzia di lavoro Orienta ad esempio dichiara che c’è un boom di italiani che cerca lavoro nei campi, molti sotto i 35 anni.

Evidentemente si vuole tenere a lavorare nei campi persone, (o non persone come avrebbe detto Del Lago) sfruttate, sottopagate e che allo stesso momento vengono utilizzati dalla propaganda come i “nemici degli italiani”.

La prima legge che determina una svolta nelle migrazioni contemporanee in Itala è la Legge Martelli. Per garantire all’UE la formazione della frontiera nel Mediterraneo si introduce la politica dei visti. Se prima per arrivare in Italia l’Italia ad esempio, un tunisino poteva farlo con un passaporto valido per l’espatrio, dal 1990 in poi non sarà più possibile perché ci sarà bisogno di un visto rilasciato dal paese di arrivo. Ricevere un visto diventa una sorta di terno all’otto e cosi cominciano i viaggi “clandestini”.

Il primo sbarco documentato a Lampedusa è del 1992. Negli anni ottanta sull’isola vi erano stati sbarchi sporadici con numeri irrisori.

Nel 1995 si contano 55 sbarchi per un totale di 1.227 persone arrivate sull’isola. Nel 1996 gli sbarchi sono 70 e gli sbarcati sono 2.778. In quell’anno viene aperto il “centro di accoglienza”, gestito da volontari della Croce Rossa Italiana.

Il 26 ottobre 1997 entrano in vigore in Italia gli accordi di Schengen e pochi mesi dopo viene approvata una nuova legge sull’immigrazione la Turco Napolitano (legge 6 marzo 1998, n. 40) che modella ancora una volta la legislatura italiana secondo le esigenze dell’UE.

Nel 1998 vengono portate a Lampedusa 2.846 persone “migranti”.

Nascono i CPT (Centri di permanenza temporanea – articolo 12 della legge Turco Napolitano) dove sono trattenuti tutti gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile” e viene introdotto nell’ordinamento italiano il concetto di detenzione amministrativa. Il centro di Lampedusa passa dalla condizione di CPSA (centro primo soccorso e accoglienza) a CPT (centro di permanenza temporaneo).

“Come altri paesi europei, anche l’Italia, a partire dal 1998, ha introdotto nel proprio ordinamento la possibilità di limitare i movimenti e di trattenere contro la loro volontà gli stranieri irregolari allo scopo di identificarli e di consentirne l’espulsione, e ha contestualmente eretto un sistema di strutture specializzate, separate dal sistema penitenziario, per il loro trattenimento […] La detenzione viene definita amministrativa anziché penale perché, formalmente, non è una punizione per avere commesso un reato, non viene stabilita al termine di un processo, non richiede una sentenza da parte di un giudice, non riguarda il sistema penale ordinario, ma pertiene alla giurisdizione amministrativa. In Italia, ad esempio, essa è disposta dal questore”.
(Asher Colombo)

I titoli sensazionalisti su Lampedusa cominciano ad essere sempre più frequenti: il 25/06/1998 L’Unità titola: “Lampedusa invasa dai Clandestini. Almeno 200 sbarchi nelle ultime ore. Non solo tunisini e marocchini ma anche donne e bambini del centro Africa e della Sierra Leone” e Famiglia Cristiana nel n.28 del 19-7-98 titola: “Lampedusa – Un’isola sotto assedio”.
La fragile economia dell’isola che stava in quegli anni completando il passaggio da isola di pesca a isola di turismo, deve fare i conti con la rappresentazione che dell’isola viene fatta a livello internazionale.

Lo stesso anno (1998) il centro viene dato alle fiamme da un gruppo di tunisini a seguito del loro trattenimento prolungato.
La legge 189/02 (Bossi Fini) modifica in molte parti la legge Turco-Napolitano rendendo più duri alcuni provvedimenti.
Si fa il primo appalto per la gestione del Centro.

Avviene il passaggio di gestione del CPT di Lampedusa dalla Croce Rossa alla confraternita della Misericordia. Guarda caso il Presidente della Misericordia è Giovanardi, fratello dell’allora Ministro per gli affari con il Parlamento.

Nel centro adesso opera personale stipendiato, e il Ministero dell’Interno eroga all’ente gestore una determinata cifra per ogni giorno di permanenza di ogni ospite.

Il personale operante nel centro resta lo stesso, in realtà molti operatori sapevano da tempo che sarebbero passati da una condizione di “volontari” ad una condizione di “lavoratori”.
Il governo italiano vuole usare Lampedusa come luogo in cui concentrare i “migranti” e da dove vuole praticare i rimpatri, l’UE vuole definire a Lampedusa uno dei punti essenziali della frontiera Europea, la Misericordia ha tutto l’interesse di avere più persone possibili all’interno del centro e così si verifica un aumento impressionante delle presenze di “migranti” a Lampedusa.

Si passa da 923 persone migranti passate da Lampedusa nel 2001 a 9669 nel 2002.

Questa è una chiara dimostrazione di come Lampedusa sia stata scelta come luogo di sperimentazione sociale (in senso negativo), luogo in cui si fa profitto sulle persone “migranti” e punta avanzata della NATO per le strategie militari mascherate da operazioni umanitarie e di salvataggio, palcoscenico del confine dell’UE.

Da li in poi la maggior parte delle persone migranti verrà portata a Lampedusa e non ci saranno più “sbarchi” se non in maniera sporadica. Gli stessi sbarchi autonomi che si verificano da qualche anno e che vedono barche di migranti arrivare direttamente sulle spiagge dell’isola fanno sollevare più di un dubbio sulla loro “natura” visto l’enorme dispositivo di tipo militare che esiste sull’isola.

Dopo la strage del 3 ottobre 2013 (per un approfondimento > https://askavusa.wordpress.com/03102013-il-naufragio-della-verita/) la militarizzazione dell’isola e del Mediterraneo è aumentata e gli ultimi avvenimenti legati anche all’emergenza Covid-19 mettono ancora più in luce la necessità di risolvere queste due questioni.
Per questo chiediamo di dare massima diffusione a questo comunicato e di firmare (si può fare anche on line > http://chng.it/99RjGxRbgZ) la petizione.

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VIVA LE PELAGIE
SENZA PAURA!”

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