Catania, presidio in Prefettura di USB Scuola e Coordinamento Giovani precari Siciliani

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Stamani, davanti la Prefettura di Catania, si è tenuto un presidio organizzato da Usb Scuola e coordinamento Giovani Precari Siciliani.

Il Coordinamento Giovani, Studenti e Precari Siciliani e USB P.I. Scuola Catania, stamattina, in contemporanea al presidio nazionale organizzato davanti oggi davanti al Miur da USB PI Scuola, Rete giovanile Noi Restiamo, OSA-Opposizione Studentesca d’Alternativa, hanno tenuto un presidio a Catania, davanti alla prefettura: “Per chiedere una riforma strutturale dell’istruzione; per dire NO alla DAD; per chiedere il rientro dei docenti esiliati e immobilizzati; per chiedere il Full time per le lavoratrici e i lavoratori ex LSU ATA; per chiedere l’assunzione dei precari con 36 mesi di servizio; per chiedere l’investimento pubblico sulla Scuola Pubblica Statale e Scuole in sicurezza”.

Una delegazione del presidio, guidata dalla professoressa Claudia Urzì, responsabile provinciale di USB Scuola Catania, e composta da Luigi Celebre, (studente, del Coordinamento Giovani Studenti Precari Siciliani), Dora Privitera (docente, del Comitato Non si svuota il Sud , docenti esiliati e immobilizzati) e Maurizio Russo (ATA USB Catania), è stata ricevuta dal viceprefetto Enrico Gullotti, a cui , oltre alle richieste elencate prima, è stata inoltrata la richiesta, sostenuta anche dall’USB, da parte dei docenti fuori sede, esiliati ed immobilizzati “di poter prendere servizio presso una scuola polo della propria provincia di appartenenza, in quanto da comunicato Miur le operazioni di assegnazione provvisoria slittano al 20 settembre.Tale procedura, totalmente a costo zero, è già stata adottata con successo dalla Regione Puglia, nei due anni scolastici precedenti”. Al presidio presenti rappresentanti del PMLI, del PCI, di Rifondazione Comunista e del Fronte della Gioventù Comunista. Presentie anche una delegazione dell”USB Vvf Catania: “Siamo qui, assieme al mondo della scuola pubblica – ha detto Carmelo Barbagallo – perché la lotta per i diritti sociali e civili non è una lotta di questa o di quella categoria. E’ una lotta comune”.

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