“Fermiamo la banda degli Stati Generali”

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Illustrazione di Mario Improta

Sabato il via all’elitaria kermesse degli Stati Generali, con ubicazione nell’esclusiva villa Pamphili di Roma.

La nuova manovra di Conte a favore degli italiani prostrati dalla crisi del Coronavirus sta tutta sulle discussioni fra i privilegiati esponenti del nostro governo nella scenografica location romana, con la presenza dei vertici europei tutti allo stesso tavolo a discutere di riforme ambiziose, Next Generation Eu e Recovery Fund, a patto che esso venga definito. Almeno, secondo quanto espresso dal Presidente del Consiglio visto che questo strumento finanziario non è un regalo ai cittadini italiani ma l’origine di un nuovo debito da colmare attraverso una nuova fiscalità.

Inoltre, l’origine degli Stati Generali, nati per opera di Filippo il Bello nel 1302 per ascoltare le rappresentanze nobiliari, del Clero e del Terzo Stato non sembra un buon inizio, da un punto di vista semantico, che possa far pensare a una volontà di maggiore empatia verso i cittadini italiani e le imprese. Nel concreto, a mancare è proprio la fetta del paese maggiormente colpita dallo stop causato dal Covid 19: il ceto medio, prostrato e ancora in attesa di risposte concrete.
“Fermiamo la banda degli Stati Generali” è stato il grido di studenti, operai, piccoli artigiani e lavoratori che non ne possono più di task force dorate e infinite. Necessitano supporto reale dallo Stato e possibilità concrete per ricominciare.

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