I lavoratori stagionali chiedono un “salvagente”

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C’è un comparto in forte crisi occupazionale, quello dei lavoratori stagionali. Un comparto, che da sempre subisce, in gran parte, il lavoro nero e lo sfruttamento. Adesso loro hanno dato vita al Coordinamento Nazionale Stagionali in Lotta, di cui pubblichiamo il comunicato che segue:

“Il 29 giugno eravamo in piazza per gridare a questo governo, prono alle imprese e sordo con noi, che abbiamo bisogno di soluzioni e anche subito.
E se è vero che stiamo naufragando ed i nostri diritti annegano, è anche vero che le possibilità possono sono concrete, è possibile cambiare le sorti di questa navigazione. Possiamo continuare a galleggiare, provando a boccheggiare fino al prossimo bonus, fino alle prossime briciole, che queste si chiamino Indennità Covid con un bonus 600 euro di cui hanno beneficiato meno della metà dei lavoratori stagionali, o il Reddito di Emergenza che è miseria travestita da carità.
Possiamo sperare di aggrapparci al lavoro stagionale anche quest’anno, ben sapendo che saremo spremuti ancor di più: la crisi picchia duro e la devono pagare i lavoratori secondo governo ed imprese. Sotto-organico e flessibilità sono infatti la costante di questa stagione che sulla carta parte con due mesi di ritardo ma a pieno regime, utilizzata come scusa per abbassare ulteriormente diritti e tutele di noi lavoratori stagionali.
Oppure possiamo salvarci, cambiare la rotta, navigare verso mari mai esplorati, acque amiche agitate dalle mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del turismo, un indotto che crea una ricchezza enorme in questo Paese (15% del PIL nazionale) ma restituisce miseria a chi ne è la colonna portante, con salari da fame e ritmi devastanti.
La retorica di cui sentiamo parlare dall’inizio della pandemia è che siamo tutti sulla stessa barca, ma noi sappiamo bene che non è così. Sappiamo bene che chi rema in stagione siamo sempre noi lavoratori, che produciamo ricchezza col nostro sudore ricevendo in cambio solo briciole dagli imprenditori di turno, con la complicità muta delle amministrazioni locali.

Da perdere abbiamo sempre meno, da tenerci stretto ormai quasi nulla se non la speranza che dall’alto arrivi qualcosa, magari l’ennesimo ammortizzatore sociale debole a cui aggrapparsi per qualche mese.
Ma è arrivato il momento di spezzare questo meccanismo di lavoro povero e sussidiarietà. Quindi non vogliamo più indugiare, abbiamo lanciato in acqua le scialuppe e ci apprestiamo a raccogliere la sfida. Perchè dalle scogliere della Marina di Massa, alla lunghissima lingua di terra che unisce il litorale romagnolo a quello marchigiano, fino ad arrivare alla vasta costia siciliana, quella calabra o del golfo di Napoli i paesaggi possono cambiare ma le condizioni delle nostre vite, le nostre necessità e la nostra determinazione sono la stessa cosa.

E’ così che che oggi nasce il Comitato Nazionale Stagionali in Lotta, dal Sud al Nord di questo Paese.
Perché nessuno si salva da solo, ma solo organizzandosi unite e unite potremo vincere.
E allora ieri eravamo in tante piazze e altrettante si susseguiranno in settimana, e questo è solo il primo approdo di una rotta che abbiamo tracciato e che continueremo a solcare fino a quando non avremo ottenuto i diritti che ci spettano, instaurando un tavolo permanente con le istituzioni pertinenti affinché venga tutelata e riconosciuta la nostra categoria.

Pretendiamo delle misure permanenti e risolutive: chiediamo a gran voce il Bonus 600 Euro per tutti gli stagionali, la proroga della Napi fino a maggio 2021 e un integrazione salariale sia per chi non sta lavorando sia per chi lavorerà meno a causa del Covid.
Ma pretendiamo anche la regolarizzazione di uno dei settori dove lo sfruttamento è normalità e quest’anno con la scusa della crisi Covid la situazione va ancor più peggiorando.
Lavoro nero e lavoro grigio, assenza del giorno libero, zero maggiorazioni in busta paga, ore pagate a forfettario, sotto-inquadramento e demansionamento. Tutto questo è prassi durante la stagione, e chiediamo quindi a gran voce di essere tutelati e che vengano rispettati i nostri diritti.
E’ necessario inoltre un massiccio impegno dell’ispettorato del lavoro, oggi totalmente assente, per rompere questo meccanismo di sfruttamento ed irregolarità; inoltre troviamo sia necessario istituire un unico CCNL per tutto l’indotto turistico e un salario minimo a 9 euro lordi l’ora che porti a rialzo i tabellari retributivi.
Questi sono i punti su cui daremo battaglia colpo su colpo, perché di remare a capo chino siamo stanchi da tempo.
E’ giunto il tempo di organizzarci”.

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