Sandro Mangano dialoga coi Sovranisti, l’Arcigay lo discrimina

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Sandro Managano, ex presidente Arcigay Catania, ha accettato di parlare con i Sovranisti a difesa della libertà d’opinione, messa a rischio dal ddl Zan. Ma qualcuno “disconosce quell’essere”.

di Mari Cortese e Salvo Giuffrida

Mangano è un giovane imprenditore, omosessuale e coordinatore delle Politiche civili nel gruppo Diventerà Bellissima. Quale fra queste, la sua lettera scarlatta? Certamente essere di destra e non allinearsi al pensiero unico di una sparuta minoranza di Lgbt, che non corrisponde a quello della maggioranza di omosessuali che vuole solo amare e campare serena e indisturbata.

Eppure, essere omo e al contempo schierarsi contro il matrimonio fra uomini, donne, trans e combinazioni varie e ripudiare il fatto che un bimbo si compri come un paio di scarpe, è certamente motivo d’ attacco da parte dell’Arcigay Catania nei confronti di Mangano, cui colpa è di avere accettato l’invito come ospite a una conferenza organizzata dall’Associazione Sovranisti Catania, per un confronto sull’introduzione del reato di omotransfobia proposto nel ddl Zan, che secondo alcuni omosessuali come Giorgio Ponte, Platinette, Mario Ravetto, Umberto La Morgia potrebbe limitare la libertà di parola e addirittura, secondo il professore Boscia e lo psichiatra Cantelmi, mettere a rischio l’insegnamento universitario e la libertà di ricerca.

Mangano discriminato da Arcigay Catania

Ciliegina sulla torta, ciò che ha fatto inviperire l’Arcigay Catania, è stata la dicitura “già presidente dell’Arcigay” sotto il nome di Sandro Mangano sulla locandina; cosa che, effettivamente, corrisponde al suo curriculum. Infatti non solo i diritti civili sono tutt’oggi il pane quotidiano di Mangano ma nel periodo della sua presidenza all’Arcigay, egli si è anche occupato di firmare insieme all’ex Presidente della Provincia Giuseppe Castiglione un protocollo d’intesa che prevedeva la realizzazione di un Osservatorio provinciale contro tutte le discriminazioni. Questa iniziativa è stata plaudita dalla comunità Lgbt nella battaglia per l’attuazione di principi riportati a chiare lettere dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

 

L’Art. 21 sancisce la libertà d’opinione

La libertà d’opinione, espressa senza insulti e illazioni, è fondamento della democrazia, nonché parte importante del lavoro giornalistico. La stessa Costituzione italiana sancisce questo diritto nell’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“. In Italia sta accadendo una cosa strana e quanto mai pericolosa, che tende a demolire il sù citato articolo della Costituzione. Qualcuno sta pensando bene d’introdurre una legge che punisce un particolare reato d’opinione: quello contro l’omotransfobia. Sandro Mangano, ex presidente dell’ Arcigay Catania, è contro le discriminazioni di ogni tipo, ma anche per la libertà di pensiero e d’espressione. Per questo Mangano raccoglie l’invito da parte dei Sovranisti di Catania per dare il suo contributo sui pericoli, non tanto nascosti, del ddl Zan.

Ed ecco che i ricercatori della libertà vanno a caccia delle streghe anzi dello stregone Mangano. Ripudiano il principio base della loro lotta mostrandosi per quello che forse sono realmente: banali egoisti, voltagabbana ideologici, pronti a vendersi a chicchessia solo per  propri interessi personali. Questa è libertà di espressione, come la vostra di amarvi, cari amici LGBT.

 

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