Catania, un anno fa ci lasciava il libraio – pallavolista Tuccio Urzi’

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Tuccio Urzi', con la moglie Adriana e la figlia Claudia

Un anno fa, il 13 luglio, presso l’unità Operativa di Anastesia e Rianimazione del Presidio Ospedaliero di Militello Val di Catania, in una giornata afosa, una fredda cartella medica sanciva che si era fermato il cuore di Salvatore Urzì, detto Tuccio, il libraio catanese con la passione innata per lo sport.

Militante per tantissimi anni nel movimento della pallavolo, dal 1956 fino al 1988, ha suggellato la sua innata passione sportiva con la professione di libraio, nella sua “Libreria Urzì” , in via Etnea, partecipando a campionati nazionali universitari e a tanti tornei e campionati, tra cui il Torneo Internazionale di Mondello , dove fu l’unico giocatore catanese a far parte della squadra siciliana che partecipò alle selezioni preolimpiche del 1963.
Tuccio Urzì, quindi, era uno sportivo, ma, come ricorda la figlia Claudia, fondamentalmente “era un libraio “, e tale è rimasto, nonostante avesse chiuso la storica libreria nel febbraio del 1988, una chiusura che è rimasta per Tuccio una ferita mai rimarginata: “Poi papà fece altro – ricorda Claudia – continuando sempre nel campo dei libri, ma dentro rimase sempre un libraio. Papà era un libraio e fiero di esserlo”.

In tante e in tanti ricordano a Catania e oltre quest’uomo di 1,87 di altezza, che aveva la capacità di vivere attraverso i libri una sorta di metafora poetica, dove il singolo individuo si riconosceva attraverso il destino di un libro.
Quale libro per Tuccio? Un libro di poesie scritte per chi non c’è più, dove, assieme alla morte e alle ceneri, fioriscono baci, carezze e infiniti atti d’amore.

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