Spese pazze Ars, Pogliese condannato. Ecco cosa succede

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Il sindaco di Catania Salvo Pogliese è stato condannato a 4 anni e 3 mesi per peculato. Per lui in arrivo la sospensione per 18 mesi. Al suo posto il vicesindaco Roberto Bonaccorsi. Le opposizioni: “Si dimetta”. Il primo cittadino: “Sentenza ingiusta”.

La sentenza è shock, non perché di condanna attesa anche negli ambienti di FdI ma per severità dei giudici del Tribunale di Palermo che hanno condannato in primo grado Salvo Pogliese a 4 anni e 3 mesi. Assieme a lui Cataldo Fiorenza Gruppo Misto (3 anni e 8 mesi), Giulia Adamo Pdl, gruppo Misto e Udc (3 anni e 6 mesi), Rudi Maira Udc e Pid (4 anni e 6 mesi), Livio Marrocco (Pdl e Futuro e libertà (3 anni). L’unico ad essere assolto Giambattista Bufardeci (ex capogruppo di Grande Sud).

Ecco cosa prevede la legge Severino

Secondo la legge n.190 del 6 novembre del 2012, ben nota come Legge Severino, Pogliese va sospeso dal suo incarico di sindaco per 18 mesi. A prendere il suo posto il vicesindaco Roberto Bonaccorsi. L’altra strada è rappresentata dalle dimissioni del primo cittadino e ritorno alle urne, ma Pogliese non ha mai dato segnali di volersi dimettere in caso di condanna.

La reazione del M5s

Bocche cucite negli ambienti vicino al sindaco, che con stile preferiscono, per ora la via del silenzio. Arrivano immediate le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni. Gli esponenti catanesi del M5s in una nota scrivono: “La condanna del sindaco di Catania Salvo Pogliese impone una seria riflessione alla politica catanese. Un primo cittadino condannato per un reato così grave e per la gestione non corretta di soldi pubblici, non può rappresentare una comunità importante e prestigiosa come quella catanese. Adesso, per effetto della legge Severino sarebbe più opportuno un passo indietro da parte del sindaco, dando così la parola agli elettori che sono sempre più sfiduciati da una politica che si
presenta come nuova ma che ha sempre gli stessi vizi del passato”.

Anthony Barabagallo: “La candidatura di Pogliese fu scelta scellerata”

“Catania non può restare senza una guida per diciotto mesi”, dice il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo. “Lo avevamo detto in tempi non sospetti che la scelta della candidatura di Pogliese – continua Barbagallo – da parte del Centrodestra era una mossa scellerata, così come egoistica è stata la volontà di imporre la propria candidatura a sindaco. Oggi a Pogliese chiedo le sue dimissioni immediate da sindaco. Catania versa in condizioni economiche e finanziarie disastrose, con mille emergenze irrisolte e necessita di una guida autorevole e sicura: non possiamo che restituire la parola ai catanesi e scegliere subito un nuovo primo cittadino”.

Marco Falcone: “Pogliese uomo giusto per vincere la strada del rigore”

“Fin dall’inizio siamo stati al fianco del sindaco Salvo Pogliese, l’uomo giusto per giocare e vincere la sfida del rigore, del risanamento e del rilancio della città di Catania. Questa è una strada ormai ben tracciata e che sta già dando i risultati attesi, una strada che certamente non si interrompe oggi. Siamo di fronte a una sentenza che auguriamo al primo
cittadino di poter ribaltare al più presto in sede d’appello, facendo valere le proprie ragioni. Al sindaco e all’uomo Pogliese va tutto il convinto sostegno di Forza Italia a Catania e provincia. Il nostro movimento, così come l’intero centrodestra etneo, è chiamato a stringersi saldamente attorno al progetto di buongoverno che insieme stiamo costruendo giorno dopo giorno”. Lo dichiara  Marco Falcone , commissario di Forza Italia a Catania e
provincia, a seguito dell’odierna sentenza che riguarda il sindaco etneo Salvo Pogliese.

Pogliese: “Deluso da una sentenza ingiusta”

“Non posso nascondere enorme amarezza e grande delusione per una sentenza che trovo assolutamente ingiusta. Ma da uomo delle istituzioni la devo accettare e rispettare. Nella mia vita mi sono sempre comportato da persona perbene e onesta interpretando i ruoli, che i catanesi e i siciliani mi hanno affidato, con grande generosità, passione e infinito amore per la mia terra e per la mia Catania a cui sono visceralmente legato.

Lo stesso amore che due anni fa’ mi ha portato a lasciare un prestigioso ruolo al parlamento europeo per servire la mia città (in dissesto e con 1.580.000 di euro di debiti ereditati ), con una contestuale decurtazione della mia indennità dell’80% e rinunziando alle tutele giuridiche che quel ruolo mi avrebbe garantito. L’ho fatto perché sono assolutamente certo della mia correttezza etica e morale”

“Ho affrontato il processo con grande dignità, con documenti alla mano, e con decine di testimoni che hanno puntualmente confermato la correttezza del mio operato e l’assoluta “unicità” di chi ha anticipato ingenti risorse personali per pagare gli stipendi e il tfr dei dipendenti del proprio gruppo parlamentare e le spese di funzionamento, cosa mai accaduta all’Ars e in qualsiasi altro parlamento.

Prendo atto con grande delusione che ciò non è bastato a convincere chi doveva giudicarmi. Auspico che l’appello a questa ingiusta sentenza sia quanto prima, affinché possa finalmente trionfare la giustizia e si possa dare la giusta rivincita a chi da oltre trent’anni, insieme a tanti amici e simpatizzanti, è stato sempre in prima linea per i valori dell’etica e della morale pubblica”.

 

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