La Perla Jonica aspetta da 11 anni di conoscere il suo destino

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La lunga e complessa vicenda della Perla Jonica, che avrebbe dovuto portare turismo e dare lavoro a 240 persone, non si è ancora conclusa.

di Giovanni Iozzia

Il primo bando relativo alla vendita della Perla Jonica risale al 2009. L’unica società che avanza un’offerta è la Item srl, al 70% di proprietà dello sceicco arabo lo sceicco Hamed Bin Ahmed Al Hamed e al rimanente 30% di due soci italiani: Salvo La Mantia e Martino Furnari. Si tratta di 47 milioni di euro ma a condizione che vi sia un cambio nella destinazione d’uso. La trattativa non si conclude poiché essa è fondamentalmente irregolare: primo perché la Item non offre nessuna garanzia economica, secondo perché il bando non ammetteva condizioni. Vi è anche un’azione da parte di diversi consiglieri comunali di Acireale (tra i quali Giuseppe Cicala, futuro capo di Gabinetto di Rosario Crocetta, e i futuri sindaco Roberto Barbagallo e vicesindaco Nando Ardita) che presentano un esposto alla Procura della Repubblica.

Si blocca tutto e passano circa tre anni senza che nulla succeda ed a quel punto il Ministero chiude il bando e incamera di 4 milioni e mezzo di euro della cauzione. Nel 2013 viene pubblicato un nuovo bando che questa volta riguarda l’acquisto non solo dell’immobile ma dell’intera società, la R.T.A. – Realizzazioni Turistiche Alberghiere S.p.A., ma ha come termine perentorio di chiusura della trattativa la data del 31 marzo 2014 oltre che della conseguente dichiarazione di fallimento. Nessuno si presenta e successivamente si apre una transazione con la Item che, dopo una perizia di parte, vede il calo del valore della Perla Jonica da 47.000.000 di euro a 28.500.000. Avviene quindi da parte dei commissari liquidatori (tra i quali l’avvocato Seby Leonardi) l’assegnazione provvisoria alla Item in attesa dell’approvazione del Comitato di Sorveglianza.

A questo punto interviene il Tribunale e dichiara il fallimento. Cos’è successo? Si sono verificate alcune incongruenze poco chiare: innanzitutto il Ministero da un lato indica un termine perentorio per la consegna dei libri contabili in Tribunale dall’altro accetta, attraverso alcuni suoi funzionari, la proposta di una transazione su una gara irregolare (la prima) ormai morta e sepolta; inoltre non è affatto regolare che la perizia sia stata fatta dagli stessi acquirenti. I commissari, legittimamente, fanno ricorso avverso l’istanza di fallimento. Ma ai commissari il Tribunale contesta diverse irregolarità tra le quali, in particolare: «è incontroverso come i commissari liquidatori di RTA, decorso infruttuosamente il termine ultimo dettato dal medesimo Ministero per individuare l’assuntore del concordato, invece di avviare senza indugio la procedura ex art. 69 del d.lgs 270/1999 testa alla conversione in fallimento, in plateale violazione della norma, hanno proseguito l’attività di liquidazione promuovendo la vendita di un rilevantissimo compendio immobiliare appartenente alla società in amministrazione straordinaria, addirittura qualche giorno prima (il 28 aprile 2014) dell’udienza fissata per la trattazione del presente procedimento»; inoltre, scrive ancora il Tribunale: «Dopo il conclamato insuccesso delle iniziative tese ad individuare un terzo che potesse avanzare una proposta di concordato per la società in amministrazione straordinaria, in ossequio alla legge del 2011, i commissari liquidatori, piuttosto che imprimere una improvvisa accelerazione alle vendite immobiliari, avrebbero dovuto avanzare istanza per la conversione in fallimento della procedura».
Questo, e altro ancora, scrivono i giudici della Sezione Fallimentare del Tribunale di Catania: Adriana Puglisi, Laura Renda e Giuseppe Fichera. Una bella lavata di capo per i commissari liquidatori che vengono così dichiarati decaduti e sostituiti dal professore Aurelio Mirone.

Ma nel successivo mese di giugno la Corte d’Appello di Catania, presieduta da Domenica Motta, ribalta la sentenza di primo grado, annullando, di fatto, il ricorso alla vendita aggiudicata alla Item Srl che dunque acquisisce il complesso alberghiero per 28 milioni di euro. Con le spese procedurali si arriva a 36 milioni per un investimento globale previsto di 140 milioni di euro.

A luglio, nell’ambito dei nuovi Contratti di sviluppo firmati dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ce ne sono due che riguardano Catania e la sua provincia: uno la St Microelettronic e l’altro la Item, la società dello sceicco Sheikh Hamed Bin Ahmed Al Hamed che ha rilevato la Perla Jonica di Acireale che riceverà 28.931.000 euro a fronte di un investimento di 44.930.000. Secondo quanto di legge sulla slide del Governo il «programma di investimenti prevede la ristrutturazione del complesso turistico “La Perla Jonica”, attualmente dismesso. L’intervento complessivo prevede la realizzazione di una struttura alberghiera e congressuale classificata 4 stelle superior, la cui gestione sarà garantita dal Gruppo Hilton. La previsione riguardo l’occupazione prevede 240 addetti».

C’è da registrare anche un finanziamento di 35 milioni di euro concesso dal Monte dei Paschi di Siena Capital Service nel mese di agosto. Finanziamento del quale non si saprà più nulla. Seguono una serie di vicende convulse e confuse. I lavori stentano a cominciare e poi si fermano del tutto. Alla fine del 2018 a comando del gruppo viene messo l’ex diplomatico Riccardo Sessa. Da allora nessuna notizia fino a quella, dello scorso mese di gennaio, della consegna dei libri contabili da parte della Item al Tribunale di Catania con la richiesta di un concordato fallimentare.

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