Guai per l’Atletico Catania: 11 indagati. Coinvolto anche Lo Presi, presidente LND Sicilia

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La lunga inchiesta sull’Atletico Catania ha portato alla luce un sistema che nulla ha a che vedere con le passioni sportive. Giancarlo Travagin: «Mi mi sono trovato in una situazione criminale». Pietro Ivan Maravigna: «Rubata una società di calcio».

Gli accusati di concorso in falso e truffa

La storia inizia quando nel 2017 Giancarlo Travagin, di origini siciliane, rileva nel 2017 l’Atletico Catania da Proto. Da qui iniziano, secondo secondo gli atti di accusa, una serie di atti criminosi compiuti da Mirko Stefio, Gianluca Salvatore Barbagallo, Erasmo Vecchio e Francesco Vincenzo, Paradiso Vincenzo Drago, Hamid Reza Jafarpuor, accusati di concorso in falso e truffa, atti a “figurare quali amministratori e dirigenti dell’USD Atletico Catania” e “accreditarsi sul conto di Travagin presso la Credem”. Secondo gli atti di accusa, inoltre i soggetti avrebbero redatto un verbale d’assemblea “Attestando falsamente la corretta composizione dell’assemblea, in realtà costituita da soggetti senza titolo”. Da qui le nomine illegittime di presidente della società dapprima di Mirko Stefio e successivamente di Vincenzo Drago. Questo emerge nell’avviso della conclusione delle indagini preliminari del 21/07/2020, a firma dei magistrati Marco Bisogni e Magda Guarnaccia.

Nei fatti, ci spiega il legale di Giancarlo Travagin, Pietro Ivan Maravigna: “Al mio cliente è stata rubata la società e relativo conto corrente bancario”.

Al fine di screditare la figura di Travagin, Barbagallo in un messaggio vocale inviato nella chat WhatsApp “Atletisti”, diffama Travagin. «Il Carnevale è finito, ma qualcuno si ostina  a vestire i panni del buffone. Non esiste Travagin da nessuna parte tranne che nella sua follia umana».

Le indagini hanno coinvolto anche Carmelo Massimiliano Torre, direttore della filiale Credem di via Crispi, accusato di concorso con Vincenzo Drago nel reato di appropriazione indebita di una somma pari a 63mila euro, “che erano stati personalmente versati da Travagin quale legittimo presidente dell’Atletico Catania”.

Coinvolto anche il presidente LND

Risulta tra gli indagati anche il presidente del comitato regionale della FIGC, Santino Lo Presti. Secondo l’accusa “pur consapevole della illegittimità  delle delibere assembleari”, ha “autorizzato” l’Atletico Catania “a continuare a disputare le partite”. Ha inoltre attribuito dapprima a Stefio e poi a Drago le credenziali per accedere al portale della squadra. All’Atletico è stato consentito di disputare le partite “in un campo non autorizzato e privo di ogni presidio di sicurezza”. “Ai “soggetti non legittimati”, il Lo Presti ha consentito di gestire per le stagioni 2018-2019 e 2019-2020 il titolo sportivo del valore di 150 mila euro”.

Per calunnia risulta essere indagato Vincenzo Drago, per aver “denunciato falsamente Giancarlo Travagin di aver indebitamente trattenuto la documentazione e il denaro per conto della squadra”. Il contenuto della denuncia sono però in contrasto con quanto dichiarato dallo stesso Drago in due interrogatori.

Tra gli indagati figurano, in modo marginale, anche lo stesso Giancarlo Travagin e Domenico Gagliano per l’emissione a vuoto di 2 assegni da 3mila e duecento euro.

Travagin: «Mi hanno minacciato di morte»

A freepressonline Giancarlo Travagin racconta: «Ho preso la squadra nel settembre del 2017 da Proto. Io arrivavo dal Cefalù Calcio. Essendo siciliano ed appassionato di calcio, mi sono fidato di amici come Domenico Gagliano e sono venuto giù ad investire, ma ho solo perso soldi. Sono stato anche minacciato di morte. All’aeroporto mi hanno pure fotografato tanto per dirmi “sappiamo quando vieni e come trovarti”. Mi sono ritrovato in una situazione criminale, tanto che a novembre del 2017 volevo ritirare la squadra dal campionato. Non mi consentivano nemmeno di andare al campo e stare tranquillo e ho dovuto denunciarli tutti». Sugli assegni Travagin ha detto: «Non sono miei e lo dimostrerò».

Sull’esperienza al Cefalù Calcio infine Travagin ricorda: «Stavamo vincendo il campionato, ma a 5 giornate dal termine i ragazzi mi hanno chiesto dei soldi. Non potevo darglieli, perché avrei infranto l’articolo 94 del Noif. Loro mi hanno risposto che non si sentivano motivati. Quindi hanno falsato il campionato facendo vincere il Bagheria».

 

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