Philippe Daverio: la televisione che manca tanto nelle nostre case

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Philippe Daverio: una coppia di dati anagrafici che, corredata agli occhiali tondi neri e allo stile da pioniere del dandismo pop contemporaneo, anticipava molti dei posticci IG giovani influencer; il critico italo-francese incarnava perfettamente l’arguzia innovativa del suo personaggio: gli echi della sua eleganza elitaria ma mai manierista; il suo umorismo d’oltralpe, nonostante fortissimo sia stato il suo attaccamento al capoluogo meneghino; le sue parole pronunciate con leggerezza, ma mai gettate a casaccio.

Personalmente, il suo volto mi riporta al profumo del sugo dei miei pranzi domenicali e ai contrasti di Napoli, quando poco prima di sedermi a tavola sentivo la sua voce dalla TV del soggiorno, che me li raccontava. Ma ripenso anche alle mie serate post-adolescenziali in cui, tardi, sul divano, fra una frustrazione amorosa e un messaggio atteso, Passepartout era l’unica distrazione dal telefono.

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(In foto: Philippe Daverio durante una puntata di Passepartout)

Ricordo quando incontrai il professore per caso con la moglie, a passeggio d’inverno per una San Babila romantica e sabatina e gli consegnai un disco che volevo ascoltasse a tutti i costi. Se l’ha fatto non lo so. Propendo a pensare che l’abbia ascoltato e gli abbia fatto schifo. Ma in strada mi ha accolta con notevole gentilezza e un pizzico di naturale curiosità.

Politicamente non condividevo spesso le sue idee e la sua schiettezza a tratti mi ha fatto male.

Eppure, quando ha affermato che “il siciliano si sente al centro del mondo” aveva ragione. Più che altro perché non basta un vertice a base di cannoli e arancini, per far fruttare un’eredità come il barocco in pietra lavica o dorata, le vestigia greche o le riserve coi fenicotteri.

Ma ho ascoltato “La Genesi del Barocco” da Daverio e penso che pochi intellettuali rispettino il patrimonio culturale e paesaggistico del Sud al pari di lui.

Il professore (senza laurea, e qui sfido gli storici dell’arte) italo-francese dovevi certamente prenderlo nel verso giusto ma, se ciò accadeva, il guadagno dalle sue letture della storia e dell’arte era inestimabile.

Grazie prof., il tuo allegro disincanto e la tua immensa passione mancheranno moltissimo. Un’allieva e spettatrice

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