Pietro Capuana, martedì la nuova udienza

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Martedì si terrà una nuova udienza del processo a Pietro Capuana, accusato di abusi sessuali di alcune ragazze che frequentavano il “Cenacolo” di Aci Bonaccorsi.

di Giovanni Iozzia

Martedì prossima nuova udienza del processo a Pietro Capuana. L’uomo, settantenne, bancario in pensione, creatore e animatore della Comunità di Lavina, fondata insieme al sacerdote padre Stefano Cavalli, è accusato di avere abusato sessualmente di alcune ragazze che frequentavano il “Cenacolo” di Aci Bonaccorsi, piccolo centro dell’hinterland catanese. Sono in molti a chiamarlo il “santone” per il suo ruolo all’interno della comunità e per le sue “locuzioni” quasi estatiche e profetiche.

Tutto ha inizio il 2 agosto 2017 quando Pietro Capuana viene arrestato con l’accusa di avere abusato di sei ragazze con il pretesto di purificarle e iniziarle alla vita spirituale. Con lui vengono arrestate, tre donne, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato, accusate di essere sue complici.

Le accuse emerse dall’inchiesta “12 apostoli” condotta dalla Polizia, sono pesantissime ed infamanti. Le ragazze, all’epoca minorenni, sarebbero state costrette dal Capuana, e dalle sue tre presunte complici, a lavarlo, vestirlo, accudirlo e perfino a soddisfare i suoi desideri sessuali. Accuse ovviamente respinte: si sarebbe trattato solo di atti di “amore pulito”. La Comunità, dicono i membri del gruppo, fa apostolato ispirandosi alla figura di Gesù Cristo. E’ frequentata da centinaia di persone, tante le famiglie, da circa quaranta anni, tutte concordi nell’affermare l’innocenza di Capuana.

Nel contempo, però, nell’inchiesta vengono coinvolti, a vario titolo, anche altre persone tra le quali un sacerdote, un ex politico e un giornalista, accusati di favoreggiamento.
Nei giorni seguenti l’arresto, l’avvocato Mario Brancato, difensore di Capuana, impugna la decisione del Gip Anna Maria Cristaldi che aveva confermato gli arresti in carcere per Capuana anche dopo l’incidente probatorio che “cristallizza” le testimonianze delle presunte vittime. Nelle more della decisione della Cassazione, considerata l’età e il precario stato di salute dell’indagato oltre che eccessiva la misura cautelare adottata, l’avvocato Brancato presenta ricorso innanzi al tribunale del Riesame di Catania che accogliendolo, l’8 febbraio 2018 concede gli arresti.

Il 30 luglio 2018 Pietro Capuana torna in libertà. Il Gip revoca infatti la misura degli arresti domiciliari. Vengono anche revocati tutti gli obblighi per le tre donne indagate.
Due ragazze, che avevano testimoniato contro il Capuana, nei mesi successivi durante l’incidente probatorio, ritirano le accuse. Le altre, però, confermano tutto.
Il 14 marzo 2019, il Gup di Catania, Simona Ragazzi, accoglie la richiesta di accesso al processo immediato avanzata dai quattro indagati per i quali la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio.

Il processo “immediato” è una procedura che consente di “saltare” l’udienza preliminare, quella di fronte al Gup, permettendo così che il processo possa venire celebrato al più presto. Il processo “immediato” è cosa ben diversa da quello “abbreviato” nel quale l’imputato accetta le prove del PM. Con il rito “immediato”, invece, non si accettano le prove d’accusa ma si vuole il dibattito proprio per contrastarle in aula.
Lo stato attuale del processo vede 18 richieste di costituzione di parte civile. Diverse associazioni, di varia tipo e natura, e il vescovo di Acireale. La difesa si oppone a ciò perché potrebbe causare un notevole prolungamento del processo a scapito degli imputati e della verità. Tempi che forse, a causa dell’emergenza Coronavirus, rischiano concretamente di allungarsi ancora.

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