Calcio: Catania e Palermo si svegliano dal sogno e si ritrovano nell’incubo Covid

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Foto: www.calciocatania.it
Finalmente Palermo e Catania chiedono aiuto alla Regione Siciliana per il mancato introito degli stadi chiusi per via del Covid, ma lo fanno con un tempismo comico. Intanto la rianimazione del San Marco è quasi piena.
Pronto, c’è nessuno?. Cucù, sveglia! Questo viene da pensare nel leggere il comunicato stampa diramato dalla società Calcio Catania, che insieme al Palermo ha incontrato l’assessore allo Sport, al Turismo e allo Spettacolo della Regione Siciliana, Manlio Messina. Con lui sono state definite delle misure urgenti. Le società di calcio, soprattutto quelle delle serie inferiori, come la C, hanno bisogno del pubblico o di altre misure di sostegno. Il Catania, finalmente si sveglia. Noi di freepressonline, a fine agosto, avevamo chiamato la Società etnea per sapere qualcosa su gli aiuti da chiedere a Stato e Regione. Ma picche. Ci è stato risposto che: “Ancora è presto. Non abbiamo affrontato il problema”. Abbiamo rifatto la stessa domanda qualche settimana dopo. Indovinate cosa ci hanno risposto? La stessa cosa.
Nel frattempo le altre associazioni di categoria  si stavano attivando per fare la voce grossa e avere quantomeno sgravi fiscali, quando era chiaro che la seconda ondata di contagi era in arrivo Ma a quanto pare il Catania pensava ad altro.

Che tempismo!

Oggi, dopo la bufera di Juve-Napoli e con le curve dei contagi Covid in salita conclamata, Catania e Palermo fanno delle richieste con un tempismo degno di Gianni e Pinotto: “riapertura parziale degli stadi, compatibile con l’emergenza epidemiologica in corso, e misure di sostegno alle società sportive professionistiche, alle prese in questa fase con  introiti drasticamente ridotti se non addirittura azzerati”.

La situazione Covid a Catania

Intanto a Catania il reparto di rianimazione dell’ospedale San Marco è quasi pieno, la movida sta quasi per essere spenta, immolata in nome del distanziamento sociale. Centinaia di posti di lavoro sono a rischio. A questo punto ha ragione il ministro della Salute Speranza: “Si parla troppo di pallone e poco di scuola”. La frase è orrenda e demagogica, ma al paragone di queste richieste avanzate è una perla di saggezza.

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