SLA, serve subito una cura per arrestare la progressione della malattia

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“Il tempo è un lusso che nessun malato può permettersi, e in particolar modo un malato di Sla”.

Sono le parole di Andrea Caffo, che ha deciso di esporsi in prima persona per diffondere la conoscenza sulla sua malattia, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, e in un intervista a Dica33 spiega perché ha deciso di sensibilizzare istituzioni ed opinione pubblica sulla attuale assenza di cure risolutive, e avviare una raccolta fondi da destinare alla ricerca.

La Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) è una malattia neurodegenerativa progressiva che causa una perdita dei motoneuroni e la conseguente compromissione delle funzioni, motorie prima e vitali poi. È una malattia rara: l’incidenza in Italia è di circa 2-3 casi/100.000 abitanti e la sua prevalenza è di circa 6-7 casi/100.000 abitanti. A oggi non esistono cure risolutive e la malattia porta nella maggior parte dei casi al decesso nell’arco di 2-5 anni, per la totale compromissione della funzionalità respiratoria.

“Il principale obiettivo è quello di sensibilizzare i leader politici, italiani ed europei, sull’urgenza di intervenire per trovare una soluzione ad un problema che al momento soluzione non ha”. Così Caffo esordisce nella sua intervista.

Caffo poi denuncia che: “Oggi nel panorama internazionale almeno 3 farmaci che, su tutti, hanno mostrato di essere sicuri per i pazienti e soprattutto hanno dimostrato efficacia: NurOwn, CuATSM, T-Regs Cell. Purtroppo per motivi burocratici e legislativi questi farmaci si trovano ancora in fase sperimentale. Nelle richieste fatte ho specificato che è fondamentale avere accesso a queste terapie sperimentali prima possibile”.

“L’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che velocizzare i tempi della ricerca è possibile. Meritiamo dunque tutti un sistema dove la velocità e l’urgenza che è stata vista contro la lotta al Covid-19 sia la norma e non l’eccezione. Meritiamo anche noi il livello di creatività, cooperazione e urgenza mostrato dai vari Ministeri della Salute dei vari paesi, da Ema, da Fda, da Aifa, dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’industria farmaceutica in questa pandemia”, conclude Caffo.

 

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