Covid, Dcpm 18 Ottobre: necessarie le restrizioni? Guardiamo i numeri

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Il premier Giuseppe Conte

Da una manciata di minuti, si è conclusa la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha comunicato le restrizioni per contenere il Covid contenute nel nuovo Dpcm, che si aggiunge a quanto previsto dal Decreto emanato il 13 Ottobre. Ma qual è il senso di nuove restrizioni? Un’analisi del periodo di contagio odierno comparato ai mesi scorsi. Numeri alla mano.

di Mari Cortese e Salvo Giuffrida

Incertezze, distopie orwelliane, il velo di Maya davanti agli occhi delle bimbe di Conte che attendono, inquiete, il Presidente del Consiglio ai piedi dell’altare. Il Primo Ministro, dal canto suo, boicotta gli sponsali per la messa in piega. D’altronde, si sa: il Factotum della città ha la fama di essere un ottimo confidente.

Magari, Figaro ha ottenuto i contenuti del Dpcm prima ancora che il resto d’Italia, che ha atteso dalle 18 una conferenza stampa iniziata dopo le 21.30. “E se fosse l’attesa del decreto essa stessa il decreto?”.

Comunque, le risposte sono migliori di ciò che si temeva: per i locali, chiusura alle 24.00 anziché alle 22.00, orario in cui si iniziano a spillare le prime birre. Dalle ore 18.00, sarà autorizzato solo il servizio al tavolo. La nota buona? Niente più fila per i finger food!

Parrucchieri e palestre non chiuderanno, ma per i centri d’attività sportiva la decisione definitiva verrà presa tra una settimana.  D’altronde, le spese per adeguare gli spazi ai protocolli di sicurezza sono state ingenti.

In un quadro di frammentazione di prospettiva fra le parti politiche, l’elemento positivo sembra essere la riuscita di un accordo  raggiunto fra governo centrale e regioni, che nonostante abbiano il compito di restringere le disposizioni (ove necessario), hanno chiesto con forza di non chiudere alcune attività e di trovare soluzioni alternative per gli imprenditori che resistono al largo del mare Covid-Forza 10.

Certo, paragonare oggi i dati (in aumento) dei contagiati di Covid con quelli del massimo incremento raggiunto nella prima ondata è materia delicata. Vi sono dei fattori da considerare che possono sfuggire ad una prima lettura dei numeri.

Di seguito la conferenza stampa di Giuseppe Conte

L’analisi dei numeri del contagio

Il 21 marzo la prima ondata di contagi ha fatto segnare il suo massimo incremento il 21 marzo con 6557 positivi corrispondenti al 24,89% dei tamponi effettuati (26.336). Oggi si è raggiunto il nuovo massimo di positivi in un giorno pari a 11.705 pari al 8% dei tamponi effettuati (146.541). È evidente che ad oggi si facciano più tamponi, circa 5 volte in più rispetto a marzo. Da notare che la percentuale dei tamponi positivi è ad oggi nettamente inferiore. Questo significa che a parità di tamponi effettuati oggi avremmo avuto 2.106 casi. Questo dipende fortemente dalle diverse strategie di monitoraggio. Se a fine marzo, per mancanza di laboratori e di reagenti, venivano sostanzialmente testati nei fatti solo dei soggetti con sintomi. Oggi invece fare il tampone, anche privatamente è molto più semplice.

Un altro aspetto da considerare è il numero di chi presenta sintomi oggi rispetto al 21 marzo. Questo dato è riportato nel rapporto dell’ ISS riferito al monitoraggio dal 5 al 11 ottobre ed è considerato robusto, ossia più indicativo, tanto che è l’unico numero che viene considerato nel calcolo del Rt (coefficiente di trasmissione del virus: il numero di persone che un soggetto riesce a contagiare), che per il Covid si attesta in Italia poco sopra 1. L’Istituto Superiore di Sanità considera come contagiati solo i ricoverati. Il 21 marzo questi erano in Italia 20565 di cui 2857 in terapia intensiva, mentre oggi ve ne sono 7881 di cui 750 in terapia intensiva. Tre volte inferiore a quello del 21 marzo.

Le cause di morte (dimenticate) in Italia

Quindi che i dati di contagio stiano salendo non c’è dubbio, ma che ogni giorno la malattia stia facendo segnare un record assoluto è totalmente falso. Ultimo appunto numerico è sul tasso di mortalità. In Italia ad oggi sono deceduti 36.543 persone, di cui non sappiamo quante a causa del Covid e quante a cui è stato riscontrato il virus dopo il decesso. Ma sapete qual è la causa maggiore di morte in Italia? Tra ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono più di 230mila persone all’anno. In seconda posizione troviamo i tumori, che causano la morte di 180mila persone. Tutto senza lockdown e restrizioni varie.

 

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