Incentivi per i lavoratori del settore sanitario pubblico, ma per i dipendenti esclusi delle ditte private?

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Foto: crediti assofram.it

Medici, infermieri, Forze dell’Ordine sono state categorie particolarmente stremate in questi mesi a causa dei ritmi di lavoro intensi dovuti alla curva del contagio pandemico che si è innalzata, come previsto nei mesi scorsi. Ma ci sono altre categorie di lavoratori di cui si è parlato poco che, col Covid 19, sono a contatto in modo diretto e inevitabile.

Parliamo degli operatori socio sanitari, ausiliari specializzati, operatori dei servizi di pulizia. Ovvero, dipendenti delle ditte private in appalto. Queste figure, pur lavorando in trincea, in evidente esposizione al rischio di contagio, non hanno tutt’oggi diritto al bonus previsto per i lavoratori del settore sanitario pubblico.

Sugli incentivi sopracitati, un primo accordo fra i sindacati della sanità siciliana e l’assessorato alla Salute, presieduto da Ruggero Razza, è stato raggiunto nel Giugno scorso: 35 i milioni che erano stati messi a disposizione una tantum per l’integrazione dei fondi delle zone di lavoro, dello straordinario, delle malattie infettive fino al mese di Luglio 2020. Questi soldi, a causa di lungaggini burocratiche dietro le quinte, non sono ancora pervenuti alle tasche degli interessanti. “Anche se l’accordo fra Regione e sindacati è stato fatto, questo si deve poi mandare alle aziende, che lo devono recepire; poi va discusso con i sindacati a livello locale; si deve fare un piano; bisogna farsi mandare dai responsabili delle strutture complesse l’elenco dei dipendenti con la percentuale dell’attività svolta nelle aree Covid, per una erogazione del sussidio in base all’esposizione di rischio e successivamente, dare mandato.. non è automatico purtroppo”, ci tiene a precisare il dottor Raffaele Lanteri, iscritto all’ordine dei Medici della provincia di Catania e Coordinatore Nazionale della Docenza e della Dirigenza sanitaria e universitaria di UGL Università.  “Ma la regione ha già messo i soldi a disposizione”, afferma il dottor Raffaele Lanteri.

Formalmente, in quell’accordo di giugno fra assessorato e sindacati, gli operatori della Seus 118 non erano ancora stati inseriti. Ma l’assessore alla Salute, come riferitoci da Lanteri, aveva promesso che questi sarebbero stati inseriti successivamente: “Il problema nasceva dal fatto che la Seus è un’azienda privata a capitale pubblico. Con tutte le conseguenze del caso, per gli operatori del 118 che non sono dipendenti del sistema sanitario nazionale o regionale. Però c’è un cambiamento in itinere in cui si sta concretizzando la trasformazione della Seus ad Areus, nuova società che sarà integralmente pubblica. Così, il problema verrà definitivamente risolto”, spiega il Coordinatore aggiungendo che, in effetti, l’accordo è stato ridiscusso all’inizio di Novembre e la distribuzione dell’incentivo è stata estesa anche al 118.

Tuttavia, gli  altri lavoratori sotto contratto Aiop, che concerne l’ospedalità privata, sono attualmente  esclusi da ogni forma di trattativa. E UGL, come specificato anche dal segretario regionale UGL Carmelo Urzì (comparto Sanità), intende non lasciare la questione al caso, visto che tutti i lavoratori sanitari, in modo diverso, sono impegnati nel percorso di assistenza a tutti i pazienti Covid.

Precisa Lanteri: “Purtroppo, in Sicilia abbiamo questo sistema di esternalizzazione in cui si comprano le ore di prestazione e le aziende mandano i loro professionisti. Ma non è l’ospedale che paga loro lo stipendio e nemmeno la Regione. Tuttavia, non si possono non tenere in considerazione gli operatori socio sanitari delle aziende private, che di fatto sono parte integrante del sistema: colui che porta la barella, il campione di sangue o fa la pulizia negli ambienti infetti, giusto per spiegare alcune loro mansioni in modo semplice. Ma noi non possiamo imporre alle aziende private di dare i soldi agli operatori, dovrebbe provvedere il privato, magari attraverso degli accordi stipulati con la Regione.”

E a proposito, precisano i vertici di UGL Sanità Sicilia, come da comunicato che “la federazione ha inviato una nuova nota all’Assessorato regionale della Salute per chiedere un incontro finalizzato a trovare una soluzione per concedere l’incentivo anche ai dipendenti delle ditte private in appalto.”

Perché nessuno che lavori per arginare il contagio o assistere i pazienti covizzati, debba rimetterci solo a causa della “colpa” di non far parte di un settore che risulta essere sempre più tutelato degli altri. Ovvero, il pubblico. E questo, è un risultato evidente più che mai oggi, in tempi di emergenza pandemica.

 

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