“Le quote rosa sono necessarie, ma anche un meccanismo artificiale”, parla la vice Presidente dell’Ars, Angela Foti

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Angela Foti, credits qds.it

Angela Foti, deputata regionale del gruppo Attiva Sicilia e vice Presidente dell’Ars ci racconta come vive, da donna, il suo ruolo all’interno di Palazzo dei Normanni e il suo pensiero sulle quote rosa. 

La frase del deputato Vincenzo Figuccia “non conta ciò che hanno tra le gambe, ma ciò che hanno tra le orecchie”, in merito all’assenza di donne nella giunta Musumeci, è stato l’assist per un gruppo cospicuo di donne di vari settori per chiedere le sue dimissioni: hanno ragione?

La frase di Figuccia sta alimentando il suo momento di “gloria”, ma nessuno si sognerebbe di esprimersi in questo modo. Non lo trovo corretto nemmeno strategicamente, in un momento storico in cui la violazione del corpo femminile è all’ordine del giorno.

Ma, tolti i modi “brutali”, nella sostanza ha detto il vero?

Ha voluto deviare il dibattito dalla sostanza, distraendo politica ed opinione pubblica. Ma la sostanza è che questo governo, a prescindere da Bernadette Grasso ( che si è dimessa da assessore regionale alle Autonomie locali pochi giorni fa, ndr) che è una persona realmente impegnata, in generale la giunta Musumeci non rispetta le quote rosa.

È vero che la percentuale di donne che partecipano attivamente alla vita politica siciliana sono un numero esiguo. Eppure, lei è arrivata a ricoprire un ruolo di prestigio come vice presidente dell’Ars: come si pongono i suoi colleghi uomini verso di lei e verso le dipendenti di Palazzo dei Normanni?

La mia storia all’interno delle istituzioni regionali è emblematica. Nel 2012, quando sono diventata deputato, ebbi da poco il mio secondo figlio. Non è stato semplice perché il palazzo era “tagliato” su esigenze prettamente maschili. Ad esempio, sono stata contestata perché dissi, nel 2012, che mancava un posto in cui allattare in aula.

Ma non voglio farne uno scontro fra uomini e donne, perché se sono arrivata dove sono lo devo anche agli uomini e, in primis, a mio marito. Senza Giacomo non avrei potuto affrontare ciò che ho passato.

Ma lo scontro del mondo femminista spesso non aiuta: è un elemento di dibattito necessario che però, poi, deve trovare la sua sostanza nelle affermazioni, escludendo l’approccio accusatorio.

Attraverso le quote rosa si combattono le discriminazioni?

La quota rosa è una condizione necessaria, sebbene sia un modo artificiale di far entrare le donne nel processo decisionale. Se la società si compone di metà donne e metà uomini, questo non avviene all’interno della politica.

Le donne che entrano nelle istituzioni si conformano a modelli maschili?

Fondamentalmente sì. A un certo punto ci si adegua o si assumono atteggiamenti cinici, in cui raggiunta la posizione la si mantiene senza spendersi per la causa. Questo avviene in tutti i settori.

Non è che, semplicemente, le percentuali esigue delle donne nelle istituzioni sono frutto del fatto che la politica è un mestiere difficile e la donna non è disposta ad affrontare certi compromessi, a livello tempistico e mentale?

Ci sono tantissime donne valide, coraggiose, capaci, tali da poter stare fianco a fianco agli uomini. Ma è innegabile che la politica è particolarmente impegnativa. Personalmente, quando decisi di candidarmi in accordo col mio compagno, pensammo che per i ragazzini che stavamo crescendo volevamo, da genitori, offrire loro un mondo migliore dove potere vivere bene. In compenso, la torta di mele ai miei figli quando sono lontana la prepara Giacomo (sorride).

L’art.37 della Costituzione dice che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”. Ma anche, che “le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare”. Quanto interesse nota da parte delle femministe a favore della condivisione dei doveri familiari fra uomo e donna, affinché non sia tutto a carico di quest’ultima?

La società si adegua a questa linea. Ma è frustrante anche per l’uomo, vedersi relegato in questa sfera di continua richiesta di super performance.

Essere donna è “essere meglio”?

Non si può generalizzare, c’è un essere uomo e un essere donna individuale. E viceversa.

Quali sono i valori e le lotte che una donna, al giorno d’oggi, deve portare avanti per il proprio benessere e realizzazione?

Certamente ogni donna nel ruolo familiare svolge un ruolo fondamentale. Ma mai sentirsi impotenti, nemmeno a casa propria: mi rivolgo sia agli uomini che alle donne. Dovremmo “pressare” di più sui modelli propinati dai mass media: la nostra generazione ha visto, dagli anni ‘70, una mercificazione del corpo della donna, un modello da cui poi si sono declinate tutte le distorsioni.

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