Tacopina “batte a Poker” Ferraù

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Si infiamma quella che sta diventando una vera partita a poker tra Tacopina e Ferraù con tutta la Sigi nella trattativa di vendita del Calcio Catania.

Quello che è successo ieri non ha nulla a che fare con le passioni dei tifosi, che tengono alla maglia oltre ogni ragionevole dubbio. Oltre l’amore vi è un’altra dimensione, quella degli affari, della New Economy, che detta tempi, condizioni e che regola, da dietro il sipario, tutto ciò che normalmente viene percepito.

Tacopina batte Ferraù

Alle parole di fuoco di Joe Tacopina contro Sigi (“Vogliono di più da noi, ma vogliono darci meno garanzie su ulteriori debiti nascosti”) Giovanni Ferraù risponde in serata in una conferenza stampa tenuta all’aperto, praticamente in piazza Trento a Catania (sede dello studio Augello). Alla concretezza dell’americano risposte balbettanti da parte dell’avvocato catanese. Si confonde sulla posizione in classifica del Catania poi incalzato dalle domande parla dell’esistenza di un debito di 119mila euro fino al 29 dicembre sconosciuto, che si va a sommare ai 63 milioni già accertati. Poi dice la cosa più scontata del mondo: “Li pagheremo noi i debiti nascosti”, mostrando fretta di chiudere. Chissà perché?

La vecchia scuola contro la concretezza estrema

Ferraù ritorna sulla questione della riduzione del debito con l’Agenzia delle Entrate, e qui fa anche peggio dicendo che i “tempi sono lunghi”, lo stesso con quello con il Comune di Mascalucia. Ma non era già stato definito tutto? Evidentemente no, visto che a Tacopina non è stato mostrato nessun accordo siglato. Il primo ragiona all’americana, “Gli affari sono affari“, mentre Ferraù si auto definisce “Alla vecchia maniera“. Il primo guarda non solo ai grandi debiti ma anche a quelli più piccoli, ai dettagli. Il secondo dice di volere rispetto per Sigi. La sensazione è che Tacopina abbia fiutato che qualcosa non va e gioca la sua partita a poker con Sigi su due fronti: approfondimento del reale stato debitorio del Catania, e limare l’accordo preliminare (la cui firma non porta automaticamente al closing).

A dire il vero le parti sembrano più distanti fra loro e una fumata nera non è ora più esclusa. Tacopina è stato bravissimo a sparigliare le carte con mosse spregiudicate per gli italiani, ma normali oltre oceano. Fingere di aver trovare l’accordo per poi cambiarlo e mettere pressioni sul tempo di risposta. Incoerenza di Tacopina? Assolutamente NO. Strategie nuove? Nemmeno! L’americano ha dettato da tempo le regole e queste vanno assolutamente rispettate. La Sigi con Mascalucia e l’Agenzia delle Entrate non ha ancora chiuso. Questo non è piaciuto a Tacopina, che ora forza la mano. Lui la partita l’ha già vinta (non chiuso un affare, se ne prova un altro) la Sigi no! E ora va verso il 16 febbraio con il cerino in mano e anche in banca a pagare i 600mila euro di stipendi. Un affare, questo Catania è proprio un affare.

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