Calcio Catania, ecco perché la Sigi deve vendere

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Foto: Salvo Giuffrida

La trattativa per vendere il Calcio Catania a Tacopina entra in una fase delicata di rapporti con Sigi. Andiamo a scoprire i bilanci d’esercizio di Nicolosi Trasporti e Ecogruppo Italia, due grandi azionisti della cordata, e analizziamo le loro capacità economiche rispetto al debito e ai costi di esercizio del club di via Magenta.

Le ultime uscite da parte di Joe Tacopina e in risposta di Sigi attraverso le parole del suo presidente Giovanni Ferraù hanno messo a dura prova i nervi, già a fior di pelle degli appassionati tifosi etnei.

Catania intrappolato da clausole, debiti nascosti e tasse non pagate

Le due posizioni sono chiare da tempo. L’americano vuole ridotti i debiti soprattutto con il Comune di Mascalucia e con l’Agenzia delle Entrate. Poi vuole garanzie che debiti finora sconosciuti non li debba pagare lui. Sigi pretende rispetto da Tacopina e parla di transazioni già fatte, siglate e a dire il vero, qualcuno ha dato ad intendere che con il Comune di Mascalucia l’accordo era stato già raggiunto. La cosa non corrisponde al vero, visto che due giorni fa lo stesso presidente di Sigi Giovanni Ferraù ha ammesso che “ci vuole tempo” per raggiungere un accordo anche con l’Agenzia delle Entrate e “non si sa quanto“. Tra clausole che che non vanno bene ad una parte e all’altra la firma del preliminare tarda ad arrivare. Qualcuno potrebbe ipotizzare che Sigi non voglia vendere. Ma è realmente così oppure è addirittura costretta a farlo?

Andiamo ad analizzare i numeri e cerchiamo di capire a fronte del monte debitorio del Calcio Catania e dei costi di esercizio se Sigi faccia bene a vendere oppure no.

Il debito del Calcio Catania è di circa 63 milioni di euro. A dirlo è Ferraù. Questo monte debitorio si può abbassare a circa 40 ma serve l’ok del Comune di Mascalucia e dell’Agenzia delle Entrate, che ancora non c’è. Il numero è spaventoso se paragonato con l’indebitamento in milioni di euro al 2019 di Fiorentina (15,2), Parma (34,4) Cagliari (35,5), Atalanta (51,3). È uguale a quello del Sassuolo (63,1), così come riportato da Money.it. Vi è anche da considerare che in Serie A i debiti sono maggiormente sopportabili, visto il giro d’affari enormemente superiore rispetto alla Serie C. Questo la dice lunga sulla grandezza dell’esposizione debitoria del Calcio Catania: un’enormità.

I numeri della Sigi

A fronte di questo debito il maggiore azionista di Sigi, Nicolosi Trasporti riporta nel conto economico del bilancio al 31/12/2019 un utile di esercizio pari 884.003 euro. Al 31/12/2018 l’utile era pari a 1.557.835. L’Ecogruppo Italia di Maugeri, altro azionista di punta della Sigi, ha chiuso il 2018 in utile di 151.037 euro; nel 2017 questo è stato pari a 120.004 euro. Questi numeri sono ben lontani dalla perdita di esercizio (in poche parole la differenza tra utili e spese durante la stagione calcistica ndr.) del Calcio Catania che secondo il Conto economico dei bilanci di esercizio della società di calcio rossazzurra, non sono stati meno di 7,5 milioni di euro da quanto è in Serie C. Difficile appare quindi coprire debiti, con richieste di risarcimento più o meno incalzanti, e insieme i costi di gestione milionari, senza dover teoricamente azzerare il Patrimonio netto (l’insieme delle risorse di cui l’azienda dispone come forma di finanziamento interno), delle aziende di loro proprietà (per Ecogruppo al 31/12/2018 pari a 1.150.009 e per Nicolosi Trasporti al 31/12/2019 pari a 7.627963).

Scenario Tacopina

Diversamente con l’avvento di Tacopina e dei suoi grossi investimenti (30 milioni circa), una risalita in tempi brevi in Serie A sarebbe più probabile e potrebbe portare a dei benefici economici, che però non sono assolutamente scontati. Infatti, secondo sempre Money.it, in Serie A è sempre più difficile chiudere le stagioni con dei profitti. A riuscirci nella stagione 2018/2019 (ultima stagione prima del Covid) solo 7 squadre su 20: Atalanta (24,4 milioni), Chievo (0,01 milioni), Napoli (29,2 milioni), Sampdoria (12,1 milioni), Empoli (0,4 milioni, retrocesso in B), Udinese (1,2 milioni) e Sassuolo (8,1milioni).

Nella massima serie una delle migliori prestazioni di bilancio il Catania l’ha avuta nella stagione 2010/2011, quando chiuse con un attivo di 6.449.511 di euro.

La vendita del Calcio Catania appare quindi necessaria per una sua risalita in categorie superiori. Sarebbe utile anche per gli stessi attuali proprietari. Questi si leverebbero un rischio economico enorme sobbarcato per amore della matricola.

Non per nulla ieri il sindaco di Catania Salvo Pogliese, da buon laureato in Economia e Commercio e tifoso dei colori rossazzurri, in un post su Facebook ha auspicato che “Ognuno faccia la propria parte, con serietà e rigore per il bene del Calcio Catania”. Infine il primo cittadino etneo ha scritto: “Incrociamo le dita per una celere (e seria) trattativa per la cessione del pacchetto azionario del Calcio Catania”.

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