Città d’arte vuote e desolate, il presidente di Federalberghi: “La soluzione è il vaccino, non il lockdown”

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In foto, Cefalù. Photo credits: hitsicily.com

Dopo il Natale viene Capodanno. Poi l’Epifania, che tutte le feste si porta via.  In compenso, la vecchietta leggendaria ha portato in calza numerose restrizioni per grandi e piccini di tutta Italia.

Preoccupato per le prospettive di un altro annus horribilis è il presidente nazionale di Federalberghi, Bernabò Bocca, che ha dichiarato a Interris.it come per uscire da questa terribile e inedita crisi servano prestiti a lungo termine e superbonus agli hotel. Inoltre, Bocca pone fortemente l’accento sull’importanza della ripresa del trasporto aereo nel mondo.

Il presidente degli albergatori ha dichiarato nella sua intervista: 

“Il problema è la pandemia e se ne esce con il vaccino, non con i lockdown. Non esistono, invece, difficoltà di percezione del prodotto: il marchio turistico Italia resta forte nel mondo. Non c’è inversione di tendenza. Quando il Covid sarà sconfitto dalla vaccinazione, i turisti di tutto il mondo torneranno nelle città italiane quanto e più di prima della pandemia.”

Il crollo del turismo è stato spaventoso, nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle: nel 2020, infatti, il numero di presenze mancate corrisponde a 236 milioni. Secondo i dati diffusi da Bankitalia ad ottobre le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, pari a 1193 milioni, risultano inferiori del 70%. Questo ha avuto e continuerà ad avere impatti devastanti sul Pil nazionale e sulle imprese di settore.

La crisi del settore aeroportuale non è da meno: secondo una stima dello scorso dicembre di Assaeroporti, nel 2020 il traffico aereo si è ridotto del 75%, ovvero un quarto dei passeggeri rispetto al 2019.

Non è possibile pensare che possa riprendere il turismo senza il flusso aereo con gente da ogni parte del mondo, appassionata dei nostri tesori e desiderosa di ammirarli ogni momento dell’anno, anche in periodi meno caldi. Il turismo straniero, infatti, spende somme di denaro certamente più importanti rispetto a quello nostrano, più avvezzo a visite brevi e organizzate all’ultimo momento, fra un luogo e quell’altro della Nazione.

Come affermato da Bocca per Interris.it, “Gli americani hanno già detto che non torneranno fino alla fine del 2022. Cominceranno a muoversi di pari passo con il procedere delle vaccinazioni. Ma l’anno prossimo resteranno dalla loro parte dell’Oceano. E le città d’arte senza gli americani fanno poca strada. Le nostre richieste, proposte e suggerimenti rimangono totalmente inascoltati. Siamo sempre a rincorrere, vengono decise cose che non ci servono e non abbiamo chiesto. E poi siamo a cercare di correggere con gli emendamenti su cui poi ci viene detto che non ci sono più soldi. Lo abbiamo visto con il bonus vacanze, con il decreto ristori con il tetto di 150mila euro. Tutti provvedimenti che al nostro settore poco possono dare e poco hanno dato.

E rincara, lapidario: “Il governo ha tenuto aperti gli alberghi per escluderci dai ristori. Ai ristoratori chiusi sono stati dati 640 milioni di euro, a noi nulla”.

Intanto, architetti e istituzioni dialogano sui format delle strutture alberghiere proiettate nel post-Covid, come scrive il Sole24Ore in un recentissimo articolo: ma sarà davvero così importante, in un momento in cui è primario rattoppare la crisi e, magari, pensare con ottimismo che non avremo più bisogno di strutture Covid free?

Non vogliamo pensare che duri per sempre. 

Leggi l’intervista completa a Bernabò Bocca su: 

Città d’arte deserte e bonus anti-crisi. Intervista al presidente degli albergatori

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