Condanna Pogliese, ecco le motivazioni

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Di seguito le motivazioni della condanna in primo grado per il reato di peculato del sindaco di Catania Salvo Pogliese.

Vi riportiamo di seguito le motivazioni della sentenza di primo grado della condanna a 4 anni e 4 mesi di Salvo Pogliese per peculato dei giudici del Tribunale di Palermo che vede il primo cittadino etneo coinvolto per le spese pazze all’Ars.

MOTIVAZIONI
All’attuale sindaco di Catania Pogliese, prima sospeso in virtù delle legge Severino e poi reintegrato dal Tribunale , venivano contestate due tranche di spese di 41 mila e 31 mila euro. Tra queste, 1.200 euro per la “sostituzione di varie serrature e varie maniglie per porte, con saldature varie ed aggiunzioni pezzi di canaletto per tenuta vetri, pulitura con flex nelle parti ossidate con passaggio di pittura antiruggine” nello studio catanese del padre, la permanenza in albergo con la famiglia e i suoceri, e 280 euro per la retta scolastica del figlio.

Pogliese si è difeso sostenendo di avere anticipato grosse somme di denaro al gruppo e che stava via via rientrando dei soldi che gli spettavano. “La confusione delle somme pubbliche con quelle del proprio patrimonio personale – motivano i giudici – senza una giustificazione contabile costituisce peculato, non trovando spiegazione plausibile l’affermazione difensiva che si sia trattato di rimborsi per compensare anticipazioni di somme fatte nell’interesse del gruppo”.

Dall’analisi contabile “si ricava che nei due conti (quelli del gruppo, ndr) Pogliese ha gestito una somma pari ad oltre 640.000” elargiti dall’Ars per il funzionamento del gruppo. Da qui la conclusione che “la tesi difensiva secondo cui i conti del gruppo versavano in una situazione di continua sofferenza risulta dunque non documentata ed anzi appare contraddetta dai movimenti registrati e gli estratti conto bancari analizzati dalla guardia di finanza”.

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