“I comuni che non fanno la raccolta differenziata sono i maggiori azionisti delle discariche”, intervista a Salvo Cocina

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Salvo Cocina è il nuovo direttore generale della Protezione Civile della Regione Siciliana. “E allora che c’entra coi rifiuti?”, qualcuno dirà. C’entra, eccome. Come molti sanno, infatti, prima del suo attuale ruolo è stato direttore generale presso il Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione Sicilia. Le sue competenze nel campo della gestione dei rifiuti sono note a specialisti e non addetti ai lavori. Abbiamo voluto, per questo, porgli alcune domande sul tema. 

La media percentuale di rifiuti riciclati in Europa si attesta al 37%. Non è una percentuale alta. Per quale motivo secondo lei?

Perché la percentuale di rifiuti effettivamente riciclati tiene conto anche degli scarti. Cioè, a fronte di un 40% riciclato c’è un 60% di differenziata. Tenga conto che il 40% della plastica, essendo raccolta in modo differenziato, non può essere riciclata e va in discarica o in incenerimento; l’organico ha un 30% di scarti; la carta molto meno, circa il 5%. E poi, non tutta l’Europa fa la raccolta differenziata. I campioni di raccolta differenziata stanno in Germania e al Nord Italia, ma altre nazioni preferiscono i sistemi di incenerimento.

l’Italia, a proposito, è seconda in Europa per percentuale di raccolta differenziata.. 

Esatto. In ogni caso le direttive dell’UE sono volte all’incremento della raccolta differenziata e soprattutto al recupero di materia. Abbiamo degli obiettivi stringenti per una percentuale che arrivi al 60% di recupero dei materiali entro il 2030.

Lei ha parlato di inceneritori, prima. Ci sono dei termovalorizzatori di ultimissima generazione e dal basso impatto ambientale. Potrebbe essere una soluzione in Sicilia? 

Non la soluzione, ma una parte di risoluzione del problema. L’incenerimento è la chiusura del ciclo, il “cimitero” dei rifiuti. Tutto ciò che non può essere differenziato viene portato a discarica o ad incenerire. Ma ciò che viene portato a incenerimento produce comunque un residuo secco, che va in discarica e corrisponde al 25% del peso. Quindi, in ogni caso anche la discarica serve. Una regione come la Sicilia, qualora raggiungesse il 65% di differenziata, avrebbe comunque un 35% di rifiuto da portare in discarica o ad incenerire. Solo così si può giustificare l’inceneritore, che però non deve diventare il pretesto per non fare la raccolta differenziata, ma è solo un elemento residuale per evitare di costruire discariche su discariche. Palermo è un esempio eclatante : qualsiasi vasca di Bellolampo può durare pochi anni, non oltre. Almeno, fin quando il Comune di Palermo non avvia una raccolta differenziata seria che resta inchiodata al 20%. E Catania, mi risulta che stia messa decisamente peggio.

Secondo lei Catania è una città in cui si riuscirà davvero a fare la raccolta differenziata? Già nei cassonetti adibiti a plastica, carta e vetro viene inserito dentro di tutto.. così, per sport. 

Basta fare la raccolta differenziata col sistema del porta a porta. Altrimenti, come dovrebbe farla un cittadino? il servizio dev’essere offerto dal comune di riferimento. È solo una questione di come si organizza lo smaltimento. La raccolta differenziata stradale, che è quella a cui lei accennava poc’anzi, va male da Roma in giù. Dove, parliamoci chiaro, siamo più indisciplinati.

Molti cittadini dei paesi limitrofi a Catania, dove la raccolta differenziata raggiunge alte percentuali, vengono a gettare i rifiuti a Catania, per pigrizia. Comodo, così.. 

Il pendolarismo dei rifiuti dai comuni dell’hinterland si supera solo facendo una differenziata seria anche a Catania.

È probabile che molti catanesi troverebbero il modo di bypassare il porta a porta.. come si risolve il problema a quel punto?

Ci saranno sempre degli individui che non rispetteranno le regole, ma se si comincia bene pian piano questi diminuiranno.

Come si educano i cittadini a considerare il rifiuto un valore?

Nelle scuole abbiamo provato a far capire perché è importante differenziare, perché in effetti molti non ne vedono il senso: abbiamo mostrato immagini di discariche dove vengono depositati i rifiuti non più recuperabili e i ragazzi si sono resi conto che è un peccato che vengano gettati e persi quantitativi di carta enormi, che non possono diventare altra carta, con conseguente incremento di taglio di altri alberi; è un peccato anche andare a buttare l’alluminio, che è un materiale che costa centinaia di euro al chilo. Eppure, in discarica se ne trova tanto.

È pur vero che tanti materiali sono difficili o impossibili, ancora, da riciclare..

È vero, ancora oggi tanti materiali come il tetrapak o molte confezioni dei trucchi sono impossibili da riciclare, perché non esistono in Sicilia stabilimenti che possono farlo, anche se sono ipotizzabili. Quindi, anche l’industria deve fare la sua parte e sforzarsi di riprogettare gli involucri, in modo da ridurre a monte i rifiuti.  Oggi gli imballaggi sono raddoppiati e aumenteranno sempre di più, visto che siamo una società fondata sul consumo esagerato. Non è questo un modello di sviluppo sostenibile.

Vediamo immagini di fiumi o spiagge del Terzo Mondo dei paesi dell’Asia invasi dalla plastica. Appunto, un altro problema della raccolta differenziata europea è che molta plastica raccolta in Europa, plastica di cattiva qualità che nessuno vuole, prima andava a finire in Cina dove in qualche modo, senza andare troppo per il sottile, veniva smaltita. Oggi la Cina si è emancipata e la plastica degli europei non l’accetta più. Quindi, dove va a finire? In paesi molto più poveri che si pigliano il fardello e inquinano i propri terreni e le proprie aree.

Comunque, differenziare è un atto che passa anche attraverso l’esempio, che l’amministrazione pubblica in primis deve dare, mettendo il cittadino nelle condizioni di poterla fare, la raccolta differenziata. Altrimenti come si fa? Ad esempio, l’organico si può portare in campagna, se si ha una compostiera. I comuni possono incentivare il compostaggio domestico del rifiuto organico, suggerendo ai cittadini di utilizzare una compostiera a casa, e se questa viene utilizzata senza che si inserisca il rifiuto organico nel circuito comunale, si concede in cambio uno sgravio del 20% sulla Tari.

È certo che il problema sono gli adulti, ma noi puntiamo sui bambini che non solo educano i genitori, ma rappresentano il futuro che si lascia alle spalle le cattive abitudini del passato.

Attualmente a Catania i rifiuti sono gestiti da Dusty. Che ne pensa se fosse direttamente il Comune a occuparsi della raccolta differenziata?

Non è un problema di chi gestisce. Anzi, la gestione pubblica spesso non ha brillato. Certo, meglio un porta a porta scadente, che possa portare almeno a un 50% di differenziata, rispetto a niente. Un comune con una percentuale bassa di raccolta differenziata può tranquillamente ritenersi il principale azionista delle discariche.

Quanto contano i centri di raccolta a contribuire nel sistema di smaltimento?

i CCR, ovvero Centri Comunali di Raccolta, o “raccolta a portare”, conseguono una differenziata di maggiore qualità rispetto al porta a porta e chi lo fa, riceve spesso anche dei premi. Però questo tipo di raccolta dal punto di vista quantitativo non può arrivare mai a grandi numeri. La percentuale di raccolta differenziata grazie ai CCR, migliora al massimo del 5-10%.

Comunque, parlando di Catania non è che non ci sia la volontà, solo che il bando da anni va deserto. Dicono perché l’utile aziendale previsto è sempre troppo basso.. è così secondo lei? 

Probabilmente è cosi. Ma forse fa comodo a tutti, eccetto ai cittadini. Tenga conto che Catania è stata recentemente colpita da uno scandalo per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, con l’arresto di diverse persone che si occupavano della gestione. Questo a dimostrazione che c’è una ragione economica,  dietro queste inefficienze. Fare la raccolta differenziata costa di più; occorrono aziende serie ed efficienti, un’organizzazione comunale come si deve e dei controlli reali, non di comodo.

Secondo lei la Sicilia dovrebbe accettare la nuova proposta giunta di recente di ospitare rifiuti radioattivi?

Se dobbiamo fare valere il principio che i rifiuti non devono viaggiare e ogni territorio ospita i rifiuti che produce, allora i rifiuti radioattivi della Sicilia dovrebbero stare in Sicilia. Ma i rifiuti radioattivi siciliani non sono quelli di centrali nucleari ma dei laboratori di radiologia, per fare un esempio. Poca roba. Comunque, nella pianificazione nazionale non sono previsti rifiuti regionali ma un unico centro di stoccaggio nazionale. E, in effetti, la localizzazione in Sicilia sarebbe infelice. La Sicilia è un’isola ricca di culture pregiate, di turismo e ospitare rifiuti radioattivi sarebbe la negazione di tutto ciò. Ma mi lasci dire: noi ci stiamo occupando dei siti per lo smaltimento dell’amianto, ad esempio, su cui c’è una forte contestazione. Noi abbiamo individuato quattro siti in Sicilia, per questo compito, ma nessuno li vuole. Il dramma, così, è che siamo costretti a portare l’amianto fuori dalla Sicilia con costi notevolissimi. Ed è il motivo per cui non si smaltisce realmente. Il discorso generale è: non vogliamo impianti? Non produciamo rifiuti, ma da qualche parte va smaltito il prodotto.

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