“Fora tempu”: il ritorno dei Lautari “giusto in tempo”

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L’anima folk della band siciliana torna alle nostre orecchie… e ai nostri giorni.

di Anna Rapisarda

A distanza di nove anni dall’ultimo disco, “C’era cu c’era”, il sestetto siciliano composto da Gionni Allegra, Puccio Castrogiovanni, Salvo Farruggio, Salvatore Assenza e Marco Corbino ritorna con un ottavo album prodotto dalla Italysona e composto da undici brani.

Ad aprire il nuovo lavoro discografico dei Lautari è proprio il brano “Fora tempu”, da cui prende il nome l’album. “Suonato a dovere” con strumenti tipici della musica folclorica e video-registrato al Teatro Brancati di Catania (o, per meglio dire, in un armadio del teatro), il brano è una denuncia e allo stesso tempo una rivendicazione del tempo individuale, sociale, interiore, sempre più sottratto alle persone dai ritmi frenetici ed esigenti della società moderna. Denuncia che arriva non a caso, ma “giusto in tempo”, in un momento storico, quello della pandemia e dei lockdown, in cui il diritto di fare uso del nostro tempo nella maniera che più ci aggrada non è mai stato tanto intaccato e discusso.

Semplici quanto efficaci sono infatti le metafore e i simbolismi che troviamo nel video: dall’armadio in cui il gruppo è rinchiuso e fievolmente illuminato da una torcia (chiaro riferimento al video musicale di “Bohemian Rapsody” dei Queen), alla sveglia, emblema del tempo e della disperata attesa di un qualche avviso che non ci è ancora, purtroppo, pervenuto, al pupo siciliano Peppino, privilegiato di legno, immune e “salvatore” del sestetto.

Ancora una volta, dunque, i Lautari sono riusciti a confezionare abilmente un brano che “parla al popolo” e che lo fa con quella particolare commistione di tradizione e modernità in grado di rendere il suo messaggio universale.

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