La settimana catanese: L’insostenibile leggerezza della mobilità e l’aula dedicata al marinaio vittima del servizio

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Illustrazione di Amalia Bruno

Scandalo “camici d’oro” a Catania, ma è tutto secondo le regole.

Il 17 settembre 2012 morì il sergente della Marina Militare, Salvatore Cannizzo, in seguito ad un tumore al cervello, che gli sarebbe stato provocato dall’esposizione all’uranio impoverito, mentre era in missione di pace nell’Europa dell’Est, nella metà degli anni Novanta. In seguito alla malattia fu congedato dalla marina, trasferito come impiegato civile al ministero della Difesa. Un lungo calvario tra sofferenze e umiliazioni, al quale decise di porre fine sospendendo la chemioterapia. Amici e parenti hanno combattuto una altrettanto lunga battaglia per tramandarne la memoria e l’Aula consiliare nel VI Municipio gli è stata dedicata con una sobria e partecipata cerimonia, su iniziativa del consigliere Francesco Valenti.

Scandalo “camici d’oro” a Catania: alcuni medici impegnati nei tamponi tra i passeggeri in transito all’aeroporto Fontanarossa avrebbero fatturato anche 27.000 euro al mese. “Casi eccezionali e singoli in relazione all’emergenza straordinaria e al carico di lavoro distribuito tra pochi medici” spiega il commissario Covid a Catania, Pino Liberti. “Tutto nel rispetto del tariffario nazionale” precisa l’Asp.

Si profila uno scontro sul Piano metropolitano urbano tra associazioni ambientaliste, opposizione e amministrazione comunale, sul tema della mobilità.  Sì alle corsie ciclabili, secondo la Giunta Pogliese, no alle piste. In sostanza è la presenza o meno dei cordoli l’oggetto della polemica, che soprattutto gli attivisti di Lungomare liberato vogliono, ma che nella fase iniziale hanno causato diversi incidenti, alcuni anche con gravi conseguenze. Il tema della mobilità resta sempre, quindi, un argomento di dibattito permanente e mai risolto.

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