Carcere di piazza Lanza, ancora agenti aggrediti

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Ennesima manifestazione di violenza ai danni della Polizia penitenziaria a  Catania, nella Casa circondariale di piazza Lanza.
L’aggressione è avvenuta nella giornata di martedì 23 marzo: un ristretto affetto da disagio mentale ha colpito due poliziotti penitenziari, un sovrintendente e un assistente capo, entrambi finiti in ospedale.  A darne notizia è Armando Algozzino, segretario nazionale della UILPA Polizia Penitenziaria.
“Si tratta del quinto episodio avvenuto nell’arco di un mese nella struttura, oggetto di una vera e propria escalation – spiega l’esponente sindacale – e, ancora una volta, il protagonista è un detenuto psichiatrico: una situazione ingestibile, molto frequente e comune a tanti Istituti penitenziari siciliani e di tutto il Paese”.
“La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari è stata un fallimento e ha creato disagi a tutta l’amministrazione penitenziaria – afferma Algozzino – come testimonia la vicenda di Piazza Lanza:  i detenuti affetti da disagi psichici vengono di norma gestiti negli Istituti, con tutte le difficoltà che ciò comporta, poiché si tratta di una tipologia di ristretti ad alto tasso di violenza, di certo non bene accetta dal resto della popolazione carceraria”.
Secondo il segretario nazionale, non a caso, i fatti più efferati vedrebbero quasi sempre protagonisti proprio i detenuti psichiatrici di indole aggressiva e gli immigrati.
“Occorre che l’amministrazione penitenziaria e il governo lavorino insieme – aggiunge –  per produrre una normativa che cambi lo stato delle cose sia a livello disciplinare che nella programmazione di nuove misure”.
“L’unica soluzione – propone – è una riforma che introduca la creazione di nuovi Istituti ad hoc, specializzati nella gestione dei soggetti affetti da disturbi mentali”.
Nello specifico, per quanto riguarda Piazza Lanza, il segretario sottolinea la problematicità della situazione in atto, anche per via dell’esiguità del personale, la cui presenza effettiva in servizio è “falsata” dalle unità impiegate nel Nucleo operativo Traduzioni e Piantonamenti.
Un nuovo piano straordinario di assunzioni immediate – la cui necessità è emersa durante le rivolte avvenute nel 2020, nel pieno dell’emergenza Covid 19 –  rappresenterebbe la soluzione più indicata anche per arginare lo svuotamento degli organici causato dai pensionamenti e dall’impiego di alcune unità presso l’Ospedale militare.
Inoltre, Algozzino indica alcuni correttivi che la direzione e il comandante di reparto, secondo il sindacato, dovrebbero apportare per garantire sicurezza e benessere al personale e agli stessi ristretti.
L’esponente della Uil stigmatizza il comportamento della direzione e dello stesso comandante di reparto della Casa Circondariale catanese in merito “all’ immotivato abbassamento delle valutazioni nei giudizi annuali per molti poliziotti penitenziari, seppure in assenza di rapporti disciplinari”.
“Le segreterie regionale e territoriale della UILPA Polizia Penitenziaria – aggiunge – mi hanno informato di questa decisione assurda, motivata da un pretesto altrettanto insensato, ovvero stimolare il personale: davvero un modo singolare per gratificare la Polizia Penitenziaria, che ha dato prova di grande resilienza e professionalità durante l’emergenza sanitaria”.
“Bisogna attuare un cambio di passo nell’approccio – suggerisce – che coinvolga sia il personale che i carcerati : il primo deve essere incoraggiato e valorizzato anche attraverso l’innalzamento del punteggio nelle classifiche annuali”.
 “Inoltre – aggiunge – occorre ridare slancio all’interlocuzione e ai rapporti umani”.
“Tutti i detenuti che oltraggiano gratuitamente il personale commettono un reato – precisa riferendosi ai fatti di Piazza Lanza – pertanto devono essere denunciati e allontanati immediatamente dall’Istituto : la direzione deve intervenire senza indugio”.
“Occorre cambiare metodologia di gestione – sintetizza il segretario – sia nei confronti dei detenuti che nei rapporti con il personale”.
“Ma soprattutto – aggiunge – la necessità più impellente è legata a una revisione complessiva del sistema, che metta al centro le istanze del personale”.
“Quest’ ultimo – conclude Armando Algozzino – ha bisogno di avvertire la vicinanza e il ruolo attivo dell’ amministrazione rispetto ai disagi in atto: si deve non soltanto incrementare il dialogo, ma  anche allentare la stretta psicologica nei riguardi della Polizia Penitenziaria, in preda allo stress e alla tensione, acuiti dall’ emergenza sanitaria ancora in corso”.

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