SIGI non ha i numeri, Catania verso il fallimento

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Foto: Salvo Giuffrida

Bilanci con troppi buchi e liquidità praticamente azzerata quelli di Sigi che con molta probabilità sanciranno il fallimento del Catania a meno di miracoli.

Quella di oggi non è stata una conferenza stampa, bensì un “plotone di esecuzione” verso Giovanni Ferraù e soci, apparsi imbarazzati e oltremodo nervosi davanti alle domande della stampa. Ferraù, a parte l’abominevole minaccia verso il figlio di qualche tifoso, che oramai ha perso la testa, si difende come può sfoderando la politica della lacrimuccia verso la burocrazia italiana (ben nota per la sua inefficienza) e della supplica verso qualche improbabile investitore dell’ultim’ora.

Liquidità ridotte a lumicino, stato patrimoniale sistemato in parte solo con qualche tecnicismo legale poi profondo rosso. Dati enunciati, ma solo in parte, dietro insistenti e specifiche domande. Risposte evasive e a volte contraddittorie. Come quella sul debito, passato nella stessa mattinata da 55, a 40 e poi a 65. Quale sia la verità non è dato quindi saperlo. Restano quindi come dato oggettivo i circa 54milioni di euro di debiti scritti al bilancio del 2020. Solo di quelli ci si può fidare. Non parliamo poi dello stato patrimoniale netto (la riserva di autofinanziamento che ha ogni società). Qui è buio pesto. La domanda viene dapprima spedita al mittente come un “tecnicismo”. Così come quella sul capitale sociale di Sigi, aumentato per “fornire liquidità al Catania”. Proprio su questo punto Sigi mostra tutta la sua debolezza e fragilità economica e nervosa.

Gli 8milioni deliberati non sono stati ancora raggiunti. Ne mancano quasi 2 e mezzo, e nel frattempo sono arrivati i circa 640mila euro di Tacopina, a che titolo non si sa. Bocche cucite. Tra i presenti in sala c’è chi ha, invece, parlato troppo, proprio durante la sessione di domande di freepressonline. Un tipetto seduto accanto al microfono dice per tre volte: “Ora che fai il dottore?”. Questo solo per dare un’idea dell’atmosfera tesa nella sala conferenze di Torre del Grifo.

L’avvocato Augello in qualche occasione interviene a salvare dal fuoco delle domande Ferraù. A volte alza anche la voce, ma non è giornata e Sigi come un animale ferito si trascina verso la fine della conferenza stampa, terminata con un timido e accennato applauso, subito soffocato dal silenzio. Qui da festeggiare non c’è proprio nulla.

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