Presidenza Comitato Federugby della Sicilia: Roman Henry Clarke annuncia la sua candidatura

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Corre per la carica di Presidente del Comitato Federugby della Sicilia il giornalista Roman Henry Clarke, che ha annunciato oggi la sua candidatura.

Una lunga carriera nel settore comunicazione della Federugby per Clarke, che gli è valsa la fiducia di quanti hanno proposto il suo nome e lo stanno sostenendo. Una responsabilità definita come “emozionante” dal 41enne siculobritannico, che all’attività nel mondo dell’informazione affianca quella di fotografo, consulente universitario e project manager.
Non di “programmi”, bensì di idee parla il candidato a succedere al Presidente uscente, Orazio Arancio: «un programma presuppone l’esistenza di uno schieramento, di un “pacchetto preconfezionato” di candidati al Consiglio Regionale – spiega Clarke – dobbiamo invece lavorare sulle idee, di concerto con la Federazione ma con attenzione alle nostre esigenze e specificità, facendo squadra con i consiglieri che le società siciliane vorranno scegliere».
Tra i temi “caldi”, certamente il rugby di base, il rugby femminile, il rugby paralimpico e quello integrato, come anche la valorizzazione delle piazze rugbistiche più importanti e trainanti in Sicilia, spesso trascurate e lasciate alla propria autonoma iniziativa, ed il “seminare” rugby dove lo sport della palla ovale non c’è, perché non c’è mai stato o perché è sparito.
Puntualizza infatti l’aspirante Presidente come da anni si sia “desertificata” ampia parte della Sicilia del rugby, con intere province che hanno visto sparire questo sport, e anche aree “portanti” che hanno visto un progressivo depauperamento, arginato solo in parte dall’attività autonoma dei club storici o di nuove iniziative autonome.
Inoltre, Clarke prospetta un’ampia opera di razionalizzazione delle spese del Comitato, il cui budget deve essere principalmente indirizzato verso attività sportiva e promozione, tagliando radicalmente consulenze e incarichi esterni.
Forte anche l’indirizzo verso la digitalizzazione, anche in merito alla partecipazione (con l’introduzione di una piattaforma open source di consultazione e confronto basata su LiquidFeedback) ed alla formazione, che a quella già in essere affiancherà un sistema – anch’esso su software open source Moodle – di didattica a distanza, in particolar modo in materia di formazione, comunicazione, marketing e management, settori che fanno parte della vita professionale del giornalista candidato alla presidenza.
Non manca l’attenzione ai temi della salute e della tutela degli atleti, troppo spesso trascurati, all’incremento qualiquantitativo dei tesserati (in forte calo in entrambe la variabili già prima dell’esplosione della pandemia) e dei club, e al ruolo che la Sicilia può e deve avere nella geografia ovale italiana ed internazionale. Una Sicilia che, pur saldamente parte del movimento ovale tricolore, si sprovincializzi e cessi di essere periferia, nell’ambito di una più ampia ed organica collaborazione con le regioni meridionali, ma anche divenendo punto di riferimento per iniziative di ampio respiro: geografico, sociale, sportivo.
«Non dobbiamo puntare principalmente ai “grandi eventi” – puntualizza – ma divenire un fulcro costante e affidabile di attività locali, federali ed internazionali». Si pensi ad esempio a quelle iniziative che, in giro per l’Europa – fanno del rugby un esempio di intervento sociale sul territorio, e che potrebbero con tornei (in alcuni casi già esistenti, e che vanno valorizzati) di ampio respiro rendere la Sicilia la “casa” di questo rugby. Ma ancora si pensi al Mediterraneo, che potrebbe trovare nella Sicilia un baricentro di attività per quelle nazionali meno conosciute ma che nell’area (Africa compresa) lavorano alacremente per crescere. La Sicilia potrebbe così diventare certamente un riferimento più agevole, preferibile ed immediato di quanto non lo sia ora anche per le attività delle nazionali, giovanili e femminili in primis.
Di certo, tutto questo passa per l’annoso tema degli impianti, che richiede propositività, progettualità ed equidistanza dalle forze politiche parlamentari e non solo, sì da essere interlocutori validi, credibili e terzi con la politica.
Equidistanza ed imparzialità che sono temi estremamente cari a Clarke, che sottolinea come abbia accettato di spendersi in prima persona a condizione che non gli venisse “collegato” un quartetto di candidati consiglieri, in quanto saranno le società a scegliere liberamente la squadra che lavorerà insieme ed unita per il prossimo quadriennio olimpico: «non possiamo dividerci e contrapporci – ha sottolineato l’ex atleta della Zagara Catania – non può esistere una “maggioranza” ed una “opposizione”, saremo in cinque a rimboccarci le maniche, insieme, nel supremo interesse dello sport e della Sicilia».
«Siamo rimasti in pochi, il rugby in Sicilia è in crisi, è tempo di lavorare e lottare insieme – ha concluso – ricordiamoci che nel nostro sport le partite si giocano insieme e mai contro, non possiamo permetterci scontri e faide, evitiamo veleni, spreco di energie e talenti, proprio adesso che abbiamo perso uno dei nostri migliori elementi, il caro Ezio Vittorio».
Le elezioni si svolgeranno infatti pochi giorni dopo la prematura scomparsa dell’allenatore ed ex bandiera dell’Amatori Catania, venuto a mancare per un malore improvviso questo lunedì.
L’appuntamento per l’elezione del nuovo Presidente e del Consiglio Federugby Sicilia è per sabato 19 giugno nell’aula magna della Cittadella Universitaria di Catania.

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