“Senza soldi niente salma” e il morto resta ad Hammamet

0
1880

Un catanese muore il 7 luglio al Policlinico di Hammamet, dove era ricoverato. L’ospedale chiede alla famiglia una cifra di circa 20 mila euro per la consegna della salma che aspetta degna sepoltura.

La richiesta del Policlinico di Hammamet

Ad Hammamet, un uomo originario di Catania, Francesco Marchese muore il 7 luglio all’ospedale Policlinico di Hammamet, dov’era ricoverato. La figlia, Roberta Marchese, una volta appresa la notizia richiede la salma del padre per officiare i funerali e dargli degna sepoltura. Dall’ospedale tunisino arriva una richiesta di 80 mila dinari, circa 26 mila euro per la restituzione della salma. Tale somma è pretesa per il pagamento della retta sanitaria maturata in capo al povero defunto.

I legali della famiglia Marchese: “Fatto surreale. In atto un tentativo di estorsione”

Secondo i legali della famiglia Marchese, Pilar Maria Dolores Castiglia e Pierpaolo Lucifora, gli eredi non sono tenuti a pagare il debito in questione.”Ad ogni modo -continuano i legali – ,nulla impedirebbe alla struttura sanitaria di cercare di realizzare il proprio credito attraverso delle azioni di legge, come accadrebbe in qualsiasi stato democratico che noi conosciamo, restituendo al contempo la salma per officiare i funerali e dargli degna sepoltura. Il silenzio serbato fino ad ora dalla struttura stessa non lascia adito a dubbi: è in atto un vero e proprio tentativo di estorsione, in cui l’oggetto del contendere è costituito da una salma, fatto surreale e per certi versi vergognoso”.

La richiesta d’intervento all’Ambasciata italiana

I legali si rivolgono all’Ambasciata italiana a Tunisi diffidando “l’Ospedale Policlinico di Hammamet, nella persona del direttore Sanitario pro-tempore, alla immediata consegna della salma all’agenzia funebre “Eden” (75 Avenue Kheireddine Pacha – 1073 Montplaisir – Tunisia), incaricata (e già pagata) dalla Prof.ssa Marchese ai fini della sepoltura del povero padre”. Contestualmente viene chiesto “l’intervento immediato del Ministero degli Esteri, nella persona del Ministro pro-tempore e dell’Ambasciata italiana in Tunisia, nella persona dell’Ambasciatore pro-tempore, affinché il sig. Marchese possa avere in tempi brevissimi una degna sepoltura”.

L’Ambasciata: “Rivolgetevi ad avvocati tunisini”

La risposta da parte dell’ambasciata italiana a Tunisi arriva il 5 agosto e lascia alquanto sgomenti.

“Al fine della riconsegna della salma del Sig. Francesco Marchese, è necessario che sia un familiare o erede del predetto a recarsi personalmente alla clinica, eventualmente assistito da un legale o da un ufficiale giudiziario tunisino – rispondono dall’Ambasciata – .Le onoranze funebri non sono titolate a farlo quando sono pendenti regolarizzazioni di natura amministrativo-contabile. Nel caso specifico, infatti, non possono prendere alcun impegno relativo al saldo delle spese mediche relative al periodo di degenza in rianimazione del Sig. Marchese.

“Si informa inoltre che al fine di far valere eventuali azioni legali nei confronti di strutture/enti tunisini, è necessario avvalersi di avvocati tunisini che possano rappresentare gli interessati localmente poiché l’Ambasciata non è competente a svolgere funzioni di rappresentanza di tipo legale. Si inoltra nuovamente la lista, disponibili al link: https://ambtunisi.esteri.it/ambasciata_tunisi/resource/doc/2021/07/lista_avvocati_def.pdf

Si resta a disposizione per ogni possibile assistenza, come fatto finora con Voi e con i familiari del Signor Marchese”.

Il commento dei legali

L’Ambasciata, secondo l’avvocato Lucifora, ha risposto con “una sufficienza disarmante. Evita volontariamente di affrontare il vero nocciolo della questione, cercando di fuorviare l’attenzione verso altro così sottraendosi a ogni imbarazzo”.

Lucifora: “Debole lo Stato che abbandona una figlia che rivuole la salma del padre”

“Noi, infatti,  – continua Lucifora – non abbiamo certo chiesto allo Stato italiano, tramite l’Ambasciata, di saldare il debito maturato dal defunto ma soltanto d’intervenire presso lo Stato tunisino, facendo presente che è inumano trattenere un cadavere a scopo “estorsivo”, comportamento che risulta lesivo di diritti fondamentali della persona umana che, fino a prova contraria, sono tutelati dai trattati internazionali”.

“L’Ambasciata sostiene, al contrario, che occorrerebbe recarsi ad Hammamet per regolare le spese di gestione, nulla rilevando, incredibilmente, sul fatto che il cadavere di un cittadino italiano (forse perché di serie B e non porta un nome importante), è trattenuto presso una struttura sanitaria come il Policlinico al fine di ottenere il pagamento di un debito, quindi, in ultima analisi, avallando il pericoloso principio, per cui è giusto sequestrare una salma fino a quando non si estingue un’obbligazione pecuniaria – commenta il legale della famiglia Marchese – .Conclusioni che lasciano sgomenti e dimostrano quanto si mostri debole il nostro Stato all’estero. Infatti, nel decidere chi buttare giù dalla torre, lo Stato abbandona al suo destino la figlia che rivuole la salma del padre per seppellirlo piuttosto che impelagarsi in diatribe con altri stati, visto, tra l’altro, a mio parere, il momento delicato che attraversa oggi la Tunisia”.

“Non credo che altri stati di ben altro peso avrebbero potuto rispondere in questa maniera a un proprio connazionale. Ovviamente insieme all’avv. Castiglia, abbiamo già deciso di scrivere direttamente alla Farnesina e iniziare a interessare della vicenda la Magistratura e, continuando senza esito, anche l’Assemblea parlamentare, affinché ciò possa diventare oggetto di una specifica interrogazione”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui