Venti candeline per il Parco dell’Alcantara

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Le ragioni che rendono oggi essenziale un rilancio delle Aree protette si fondano sulla necessità di rivalutare la Conservazione della Natura come presupposto essenziale per un forte riequilibrio territoriale, socioeconomico, paesaggistico, naturalistico, idrogeologico e climatico.

 

Ebbi la grande fortuna di scoprire le magiche gole dell’Alcantara all’inizio degli anni Settanta, allorché percorrevo in lungo e largo la Sicilia, per redigere quelle che rappresentarono, all’epoca, un forte invito all’esplorazione del Mezzogiorno: le Guide alla Natura Mondadori, poi diventate inseparabile manuale da portare sempre con sé per scoprire foreste, montagne, litorali, isole, flora e fauna delle più belle regioni d’Italia. Ad accompagnarmi fu Giuseppe Ferro, un carissimo amico naturalista di Catania, che conosceva ogni segreto del territorio attorno all’Etna, e con il quale ci dedicammo poi, appassionati entrambi di entomologia, alla scoperta degli insetti endemici della Trinacria. Riporto ciò che scrissi allora, ricordando l’interesse per l’erpetologia (dal colubro leopardino al discoglosso) e per la botanica (dal platano orientale all’oleandro), senza dimenticare naturalmente lo splendido scenario vulcanico, con in primo piano le formazioni colonnari di nero basalto.

A quella prima visita ne seguirono moltissime altre, tra cui la memorabile inaugurazione, nel 2002, del Parco Botanico Geologico Gole Alcantara, alla quale ero stato invitato dall’attivissima amica Nuccia Di Franco Lino, del Fondo Siciliano per la Natura. Con lei avevamo per anni combattuto, e infine vinto, nel 1987, la storica battaglia per istituire il primo Parco Naturale Siciliano: il Parco Regionale dell’Etna. Fu un incontro importante, denso di ispirazione ecologica e di tensione morale, nel quale Nuccia era riuscita coinvolgere un pubblico numeroso e qualificato, con gli esponenti del mondo universitario e della locale imprenditoria, che avrebbero poi avuto cura del destino di questo luogo incomparabile. Nel frattempo, dal 2001 era stato anche istituito, a cavallo tra le provincie di Catania e Messina, il Parco Fluviale dell’Alcantara, che poi avrebbe preso in mano, con vigore e competenza, le sorti di questo inestimabile patrimonio naturale e paesaggistico. Significativi furono anche altri eventi, che l’Università dei Parchi organizzò con il Coordinatore per il Mezzogiorno del Centro Parchi Internazionale, Carmelo Nicoloso: dapprima con un Campus nel 2012, e successivamente con uno Stage nel 2018, entrambi  molto seguiti e apprezzati.

Ma nessuno, all’epoca, avrebbe mai potuto prevedere quanto il valore del patrimonio naturale sarebbe cresciuto negli anni successivi, a mano a mano che il mondo finiva avviluppato nella più grave crisi ecologica della storia, tormentato dallo sconvolgimento climatico, minacciato dallo squilibrio idrogeologico, impoverito dalla perdita di biodiversità. Perché è evidente che oggi, e ancor più in avvenire, ogni autentico frammento di Gaia, ogni porzione di territorio protetto, ogni parte di ecosistema pulsante, rappresenta una preziosa riserva e sorgente per il riscatto delle zone inaridite e isterilite, per la ripresa della vita naturale spontanea, e per la ricostituzione degli equilibri fondamentali del Pianeta.

Per questo, chi si occupa delle Aree Protette deve far sentire forte e chiaro un messaggio a favore della salvaguardia e della rinascita dei Parchi e delle Riserve, qualsiasi natura difendano, che siano grandi o piccoli, giovanissimi come il Parco Fluviale dell’Alcantara, oppure di età avanzata come i Parchi Nazionali d’Abruzzo e del Gran Paradiso, che nel prossimo anno 2022 festeggeranno il proprio Centenario.

Le ragioni che rendono oggi essenziale un rilancio delle Aree protette si fondano sulla necessità di rivalutare la Conservazione della Natura come presupposto essenziale per un forte riequilibrio territoriale, socioeconomico, paesaggistico, naturalistico, idrogeologico e climatico, dato il loro valore culturale ed ecologico, che le rende veri e propri attrattori eco-turistici, capaci di dar vita a un nuovo e moderno Grand Tour. Come molte esperienze passate dimostrano (in particolare il caso del Parco Nazionale d’Abruzzo nel periodo d’oro), l’incremento del turismo naturalistico, fotografico ed escursionistico nazionale e internazionale riesce a convogliare verso i Parchi, e nel cuore dei loro borghi riscoperti come basi di accoglienza, flussi socioeconomici consistenti, che rianimano paesini agonizzanti, e stimolano le tradizionali produzioni artigianali ed eno-gastronomiche, offrendo occupazione e futuro alla gioventù locale.

Un’occasione unica viene quindi offerta al nostro Paese nel prossimo anno, in cui ricorrendo il Centenario dei due primi Parchi Nazionali d’Italia, Abruzzo e Gran Paradiso, la Natura del Bel Paese sarà sotto ai riflettori dell’Europa e del resto del Mondo. Trasformare le Aree protette da terre dimenticate e abbandonate, a luoghi vissuti, apprezzati, amati e difesi, per riconciliare l’uomo con il suo ambiente, rappresenta oggi la decisiva sfida per l’avvenire. Non a caso, l’Obiettivo planetario lanciato dalle Organizzazioni Internazionali e sostenuto dall’Europa e dagli Stati Uniti è tutelare, entro l’anno 2030, circa un terzo delle terre e delle acque.Unainiziativache l’Italia dovrebbe condividere, puntandonon soloa infondere maggiore energia aParchi e Riserve esistenti, ma anche a promuoverela creazione di nuove Aree protette, sia terrestri che marine. Nella lungimirante strategia delineatanel secolo scorso, riconoscendo che la vocazione autentica del “Bel Paese” è rappresentare, nel cuore del Mediterraneo e dell’Europa, “Una Terra di Parchi Verdi” circondata da “Un Mare di Parchi Blu”.

 Professor Franco Tassi, Centro Parchi Internazionale

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