Il percorso dei Re Magi fra Fede e Scienza, oggi più attuale che mai. L’intervista a Don Arturo Grasso

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Foto di Mari Cortese

Convinzione popolare vuole che l’Epifania sia la “festa della befana”. Le prime immagini che vengono in mente come consolazione della fine delle festività natalizie sono un naso grande e storto, una scopa di bambù, un cappello da stregone e una calza ripiena di leccornie (carbone di legna, guarda caso, mai).

La famosa vecchietta dalle radici pagane è una figura misteriosa, che in qualche modo si lega al percorso imaginifico dei Re Magi, personaggi ugualmente affascinanti ma poco analizzati nei contesti culturali non connessi con la Chiesa.

Chi sono i Re Magi? Don Arturo Grasso, giornalista, direttore delle comunicazioni per la Diocesi di Acireale e vicario parrocchiale presso la Basilica di Aci San Filippo ricordava ieri, durante l’omelia in Santa Venera al Pozzo sita in Aci Catena la natura “scientifica” di Gaspare, Melchiorre e Baldassare. I tre ricoprivano funzioni regali ed erano astronomi noti, secondo quanto dedotto dalle testimonianze storiche attualmente consultabili. Ciò che diventa interessante, in merito è come il loro studio degli eventi celesti sia stato, nel caso del cammino verso il piccolo Gesù, indissolubilmente legato alla Fede.

Insieme a don Arturo, continuamente in contatto con la comunità di fedeli ma anche con studiosi, giornalisti ed esponenti del mondo della cultura affrontiamo gli interrogativi sulle connessioni fra scienza e fede, oggi più discussi che mai.

Intervista di Mari Cortese

Quando ha inizio, nella storia, il dibattito sul legame fra fede e scienza?

Fede e Ragione non possono escludersi, la ricerca della verità è insita nell’uomo che da sempre si pone la domanda se Fede e Ragione siano entità autonome l’una dall’altra o se l’una rifiuti l’altra. Fu la filosofia scolastica a cercare di “sciogliere” questo nodo problematico e fondamentale. Il motto di S.Agostino, che faccio mio nella vita di tutti i giorni è credo ut intelligam, intelligo ut credam (credo per capire, capisco per credere). Il santo dottore e pastore mette in relazione la Fede e la Ragione, perché la vita cristiana tiene conto di tutti gli aspetti della vita umana per vivere una spiritualità incarnata. La questione Fede e Ragione, ampiamente dibattuta nel Concilio Vaticano I, è stata sviluppata anche da Papa San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Fides et Ratio, che continua la riflessione iniziata nell’enciclica Veritatis splendor. La ragione e la fede – scrive il Santo Padre – non possono essere separate senza che venga meno per l’uomo la possibilità di conoscere in modo adeguato se stesso, il mondo e Dio”

In che modo i Re Magi rappresentano il punto di connessione fra il Credo, che li porta a compiere il loro percorso verso Gesù e il raziocinio che rifiuta, apparentemente, che un bambino possa nascere da una vergine?

I Magi seguono la stella ed il loro viaggio è mosso dal desiderio della ricerca e del sapere, dal latino sàpere “aver sapore”. Quindi, in senso figurato, “essere saggio”. Essi sono animati dalla saggezza di conoscere questo bambino, avvolto di Mistero. Il Figlio di Dio, fatto carne, ha rivelato il vero volto del Padre, che ha scelto la Vergine Maria come sua sposa. L’azione di Dio è ragionevole e non razionale, perché con la ragione non è possibile sperimentarla ma è concepibile e pensabile. Dio nel Mistero si nasconde, non del tutto, per essere desiderato. L’amore d’altronde è questo, non smettere mai di farsi desiderare da chi hai accanto.

Ha notato aperture da parte della scienza e del mondo della cultura rispetto a questa discussione o il contrario?

La frattura tra fede e cultura è stata definita da Paolo VI «il dramma della nostra epoca». Oggi è importante il dialogo ed il confronto con coloro che della Ragione ne fanno l’assoluto. Essi rischiano di essere cinici e di scadere nel nichilismo. Il nostro vescovo, mons. Antonio Raspanti, dal 2016 Vice Presidente della Consulta scientifica del Cortile dei gentili, ci ha insegnato che la società moderna ha bisogno e necessità di dibattere sulle grandi sfide che interessano la società moderna, tra queste la fede e la scienza. Il Cortile dei Gentili è uno spazio aperto dove è possibile lavorare per superare la diffidenza tra questi due mondi apparentemente inconciliabili.

In una società odierna sempre meno incline nell’approfondire tematiche complesse e, al contempo, sempre più diffidente di fronte a possibilità collocate al di fuori della portata umana, che ruolo ha questo dibattito?

La società odierna sembra impregnata dall’indifferenza nella quale l’uomo tende a guardare solo se stesso. Bauman, che ha elaborato il concetto di modernità o società liquida ha affermato che nella comunità emerge un forte individualismo. Io vado oltre, penso ad una società nebulosa, che non riesce a mettere a fuoco e a dibattere su argomenti che aprono il sentire dell’uomo. Il dubbio fa crescere l’uomo e le domande di senso cercano risposte. C’è comunque un momento nella vita che questi interrogativi sorgono in ognuno di noi. L’uomo così dallo stato “nebuloso” torna allo stato “solido” nel quale le questioni che si manifestano diventano pane quotidiano usufruito per la crescita nella fede e nella cultura.

Qual è il giusto approccio per affrontare la tematica, partendo dalla base, senza pregiudizi?

L’uomo non può essere scevro da pregiudizi, perché vive in un tempo e in uno spazio, in una cultura e in un mondo. Io oggi parlerei di inculturazione della fede, tematica che ho affrontato nella tesi di licenza nella Pontificia Facoltà di Teologia di Palermo. Papa Francesco ci insegna che la libertà donata dal Cristo non entra in conflitto con le culture e le tradizioni. La soluzione non è l’implantatio ecclesiae, cioè piantare la Chiesa e la sua “fede” disincarnata. Si è invitati a vivere da uomini incarnati, innestati nella nostra cultura, che non è mondanità, e ad essere aperti alla fede e alla docilità dello Spirito. Chiunque segue Cristo, uomo perfetto, si fa lui stesso più uomo.

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