“Con i miei occhi”: autorevoli consensi per Lina Gandolfo

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Prestigiosa presentazione del libro dell’esordiente scrittrice catanese con recensori importanti esponenti accademici.

 

Più verghiana o consoliana la scrittura di Lina Gandolfo? Pagina dopo pagina il dubbio cresce e la risposta si fa sempre più difficile. Poi, arrivati alla conclusione di una lettura che richiede attenzione costante perchè stimola tutte le emozioni da gustare nel susseguirsi di pagine una armoniosamente successiva e precedente all’altra, si risponde all’interrogativo in modo convinto. Lina Gandolfo ha lo stile di Lina Gandolfo, già maturo e definito nel suo primo romando e definirla “esordiente” non è giudizio di qualità, che potrebbe racchiude chissà quali mancanze o limiti, ma è solo dato storico.

Nell’ Aula Magna” della nuova sede dell’Accademia di Belle Arti di Catania, in via Franchetti, la presentazione del romanzo Con i miei occhi (Euno edizioni, 2022), è affidata a  quattro affascinanti interventi per un libro che ha suscitato interesse nel numeroso e qualificato pubblico presente. Quattro interventi, poiché alle due relazioni previste di Rosaria Sardo e Margherita Verdirame (entrambe del Dipartimento Scienze Umanistiche, Università di Catania), autorevoli presentatrici, si sono aggiunte le parole di Lina Scalisi (presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania, che ha indicato come un cantiere cittadino di cultura a 360 gradi) e del professore e fotografo Carmelo Nicosia, andati oltre i termini del riferimento istituzionale arricchendo il dibattito con suggestioni storiografiche e riferite al mondo delle immagini.

Il discorso iniziale di Margherita Verdirame (a sinistra nella foto, insieme all’autrice) ha intrecciato sapientemente il versante della critica letteraria con quello emozionale della lettrice, profondamente colpita ad esempio dalla narrazione della violenza domestica del personaggio principale del libro, Cheli, definita dalla relatrice “sconvolgente” per la sua attualità.

Da parte sua, Rosaria Sardo si è concentrata sugli aspetti linguistici e semiotici del romanzo, rintracciando in esso echi di autori quali Calvino, De Roberto, Verga, Capuana. Un arazzo linguistico a cui l’uso del siciliano, in alcuni limitati e necessari passaggi, aggiunge un fine ricamo, un merletto, senza per questo cadere nel localismo o regionalismo, a una narrazione lirica e visionaria in cui è possibile rintracciare tanti livelli e registri, da quello caratteristico del cosiddetto livello  basso,

portatore del timbro dell’umile condizione umana propria dei “…poveri affannanti dilettanti della vita…” (pag. 19) fino  ai conte philosophique, vere e proprie incursioni della voce dell’autrice  all’interno del romanzo. Gandolfo usa il siciliano con moderazione, senza farsi tentare dalla facile moda di ispirarsi maldestramente al camillerismo di questi ultimi anni, con l’uso e l’abuso di una lingua regionale inesistente e invadente.

 

 

Entrambe le relatrici hanno utilizzato un tono così sapientemente coinvolgente e appassionato, da affascinare il numeroso uditorio, che alla fine ha condiviso l’emozione dell’autrice. Entrambe hanno letto alcuni passi del romanzo, si è così potuto apprezzare la forza con cui la narrazione, nella sua trama fittamente descrittiva, si intreccia e cesella l’ordito poliedrico e liquido delle sue voci, in una commistione polifonica ora tenera, ora terribile, deposta ai piedi del tempo, che, indifferente, scorre sul senso che la storia tenta di dargli, forse nel tentativo di fermarlo.

 

Se “Con i miei occhi”, impreziosito dalla copertina di Giuseppe Puglisi, di Lina Gandolfo, insegnante di materie letterarie, già collaboratrice di testate giornalistiche, è il romanzo d’esordio, non resta che scoprire  l’infinito microcosmo di un paese della Sicilia contadina degli anni Cinquanta, che descrive e anima con sapienza e aspettare il suo secondo libro.

 

Daniele Lo Porto

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