Belpasso dice no alla mafia. C’è, però, chi si astiene

0
458

Le Associazioni con il patrocinio del Comune di Belpasso dicono no alla mafia. C’è però chi si rifiuta di esporre la locandina di Falcone e Borsellino. 

Era il 23 maggio del 1992 quando, di ritorno da Roma, il giudice Palermitano Giovanni Falcone fu ucciso mentre percorreva lo svincolo Capaci – Isola delle Femmine insieme alla moglie Francesca Morvillo ed i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Ducillo ed Antonio Montinaro. Dal quel tragico attentato sono passati 30 anni e una parte di Belpasso dice NO alla mafia come le associazioni Belpassesi che emettono all’unisono un grido di speranza: siamo capaci di ricominciare.

 

A partire dallo scorso sabato 21 maggio la Pro Loco di Belpasso e le associazioni Freedom, Pensiero Libero, Verde Basico e For Life, in collaborazione con il Comune di Belpasso e cittadini attivi, hanno realizzato un murales ritraente Falcone insieme a Paolo Borsellino, amico e magistrato ucciso due mesi dopo, il 19 luglio durante la strage in via d’Amelio. Due grandi uomini, due grandi esempi. Che possano le loro idee essere testamento imperituro da tramandare di generazione in generazione, Falcone diceva: gli uomini passano, le idee restano. La settimana della legalità si è conclusa oggi, giorno della ricorrenza della strage di capaci presso il parco urbano con l’apposizione di una targhetta in memoria delle vittime di tutte le mafie. Nei prossimi giorni verrà collocato al parco il murales che momentaneamente è esposto presso la Villa Comunale di Belpasso.

La “Settimana della legalità” ha avuto inizio lo scorso 16 maggio, l’iniziativa è stata rivolta agli esercenti commerciali con l’apposizione di una locandina commemorativa. Ma c’è chi dice no all’Antimafia e si è rifiutato di esporre la Locandina. Vuoi per paura vuoi perché possibili fiancheggiatori di Cosa Nostra sul territorio. L’operazione Sotto Scacco del 4 maggio 2021 peraltro fece emergere da un lato le richieste da estorsive all’imprenditore dolciario Giuseppe Condorelli, che denunciò tutto alle  Forze dell’Ordine, e dall’altro la connivenza di alcuni del tessuto economico con le famiglie Assinata, Alleruzzo e Amantea.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui