Elena Del Pozzo, la follia in 11 coltellate: cronostoria dell’omicidio

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Misteri e punti neri nel racconto della madre che ha ucciso la figlia infliggendole 11 coltellate. Il Gip convalida l’arresto e dispone la misura cautelare in carcere. Continuano le indagini: ecco gli ultimi aggiornamenti.

Sono trascorsi sei giorni dalla morte di Elena Del Pozzo, la piccola avrebbe compiuto 5 anni a Luglio. Per le strade di Mascalucia si respira un religioso silenzio, il sindaco Antonio Magra ha annullato i festeggiamenti in onore a San Vito invitando i cittadini a pregare per l’anima della bambina.

Dalle prime indiscrezioni sull’esito dell’autopsia effettuata ieri presso l’ospedale Cannizzaro di Catania, il medico legale ha rilevato ben 11 coltellate inferte dalla madre sul corpo della figlia. Una quella mortale che ha reciso la succlavia. La vittima non è morta sul colpo. Si attendono gli esiti dell’esame tossicologico, in Procura si sottolinea: “Adesso non ci resta che attendere l’esito degli accertamenti tecnici già sollecitati”Il tempo necessario per la conclusione degli accertamenti legali potrebbe procrastinare il rito funebre.

La madre indagata resta in carcere. Lo ha deciso il Gip di Catania Daniela Monaco Crea che ha convalidato il fermo della Procura ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare per omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere.

Ieri si è svolto l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip (Giudice per le indagini preliminari) per la convalida del fermo di Martina Patti. La 24enne non ha aggiunto nuovi dettagli durante l’interrogatorio, da giorni si trova in isolamento carcerario strettamente sorvegliata dalla polizia penitenziaria poichè si teme che la donna possa togliersi la vita nonostante Martina appare fredda, distaccata e senza alcun sentimento agli occhi degli inquirenti. Ad avvalorare queste impressioni le parole dell’avvocato Gabriele Celesti, il quale uscendo dal carcere di Piazza Lanza di Catania alla domanda dei giornalisti: “Martina come sta?” ha risposto: “Sta bene (…) Sembrerebbe che abbia agito da sola anche nella fase successiva dell’occultamento del cadavere, non ha saputo fornire indicazioni precise, è in uno stato di annebbiamento. Verranno fatti degli esami con uno specialista per capire se vi siano profili psichiatrici di rilievo. Si verificherà la premeditazione. La pala ed i sacchi neri sono stati reperiti presso la sua abitazione, non si tratta di oggetti ricercati con particolare cura” conclude l’avvocato.

Dalla ricostruzione del figlicidio emerge che Martina Patti, lunedì 13 giugno, sia andata a prendere la bambina all’asilo alle 13:00, un’ora prima dal suono della campanella. Elena alla vista della madre corre tra le sue braccia dove viene stretta in un caldo abbraccio. Una volta arrivate a casa la bambina ha mangiato un budino ed ha guardato i cartoni. In serata mamma e figlia sarebbero dovute andare al compleanno di un amico di Martina. Alle 14:00 le due sono uscite in auto per andare a casa dei nonni materni dove la bambina non è mai giunta; la madre ha percorso 500 metri con la figlia arrivando al campo dove le ha tolto la vita per poi denunciarne la scomparsa ai Carabinieri fornendo il seguente alibi: Elena è stata rapita da tre uomini incappucciati all’uscita dall’asilo. A seguire un blackout: non si conoscono con precisione i movimenti di Martina dalle 14:00 alle 16:00, si pensa che in quelle due ore abbia pulito, occultato il cadavere ed effettuato delle telefonate. Dopo 24 ore la confessione, la donna crolla durante l’interrogatorio ed ammette ai Carabinieri di essere l’artefice dell’omicidio.

“Era ossessionata da mio figlio (…) Una volta abbiamo dovuto toglierle Elena dalle mani per come la picchiava” ha dichiarato la madre dell’ex compagno Alessandro Del Pozzo, ed ancora, “Voleva incastrare mio fratello (…) Abbiamo creduto alla storia dei tre uomini incappucciati che avevano rapito la bambina (…) Martina era gelosa della compagna di mio fratello” ha affermato Vanessa Del Pozzo, sorella di Alessandro. Impossibile infine non prendere in esame la lettera che l’addolorato padre ha inviato alla Stampa, ne riportiamo qualche riga: “Ho sentito parlare di pazzia e di gelosia morbosa, ma non ho sentito parlare di cattiveria e di sadismo. Come si può reputare un raptus quello che ha fatto Martina? Un omicidio premeditato e studiato in ogni particolare! I momenti di pazzia sono susseguiti da momenti di lucidità!…”.

Continuano le indagini, i Carabinieri hanno fatto ritorno presso l’abitazione di Martina attualmente sotto sequestro. Si attende l’intervento del Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) per rilevare possibili tracce di sangue in casa dato che, sul campo dove la donna ha dichiarato di aver ucciso la figlia, non vi sono tracce. Introvabile l’arma del delitto, un presunto coltello da cucina con cui Martina ha accoltellato la figlia alle spalle per poi occultare il cadavere in cinque sacchi neri. Infine ha gettato il corpo all’interno della fossa – probabilmente già scavata – nel campo ricoprendolo di terra e cenere vulcanica. 

Ad oggi Martina Patti non ha mostrato alcun risentimento: “Ho agito da sola, ho ucciso Elena in quel campo”. Poco chiaro il movente da ricercare in ambito familiare. Il popolo si divide in due fazioni: pura follia omicida o complesso di Medea per cui la madre per vendicarsi del marito uccide i propri figli? Qualora l’ipotesi di premeditazione venisse confermata Martina Patti rischia l’ergastolo.

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