“Scateno” il Sindaco Pop

0
672
Foto: Normanno.com

C’era già un fermento sociale che covava e correva in Sicilia. Il coronavirus ha aggiunto solo l’ultima benzina al fuoco.

di Santo Primavera

Il reddito di cittadinanza, specialmente nel periodo emergenziale, ha colmato i portafogli vuoti di tante famiglie siciliane. La miscela poteva essere davvero esplosiva. In un momento di sbandamento collettivo, ove il presente appariva drammatico e il futuro più incerto di prima, c’era un Sindaco, sui generis, già conosciuto come “Scateno” che ha messo a prova l’improvvisazione del governo Conte, sfidandolo, e le inefficienze della sanità siciliana, protestando.

All’anagrafe Cateno Roberto Salvatore De Luca, Fiumedinisi 18 marzo 1972, il Sindaco di Messina, già consigliere comunale di Fiumedinisi, Sindaco dello stesso comune, poi deputato all’Assemblea regionale siciliana, Sindaco di Santa Teresa di Riva, ancora deputato regionale, infine Sindaco della città dello stretto. Già nel 2012 candidato alla Presidenza della regione con la lista “Rivoluzione siciliana”.  Oggi è il candidato a Governatore siciliano con lo slogan di “Sindaco di Sicilia”.

Durante il lockdown ha puntato sulle dirette Facebook e si è inventato l’hashtag “Io rusto a casa” con cui ha chiesto ai messinesi di rimanere a casa per la classica scampagnata di pasquetta in cui è usanza arrostire la carne sui barbecue. La parabola di Cateno De Luca segue l’evoluzione della politica: nasce nelle segreterie politiche, ma cresce nella comunicazione politica, in salsa sicula.

La Sicilia è terra di santi patroni. In ogni città, in ogni paese almeno una volta l’anno è festa grande. Il Santo Patrono esce per le strade, i quartieri a suon di banda e i devoti lo possono ammirare e toccare. In Sicilia la politica si ascolta ma soprattutto si tocca con mano, come con il Santo Patrono. Cateno De luca da qualche anno gira in Sicilia con la sua band, “Peter Pan”, e canta le sue gesta politiche ed umane. Martire della giustizia siciliana, ha pagato un prezzo salato per avere sfidato i potentati siciliani sia a Palermo che a Messina. Rimarrà negli annali la sua battaglia fisica all’Ars contro il saccheggio targato Cuffaro del patrimonio immobiliare regionale.

Le sue dirette facebook alle 7.15 del mattino, seguitissime da casalinghe, insegnanti, impiegati raccontano il suo romanzo di vita, momenti di vittorie presenti ma pure di sconfitte passate per mano di signorotti locali che però oggi pagano a caro prezzo la sua popolarità.

A più di un secolo dal terremoto che distrusse Messina nel 1908, Cateno De Luca resta il Sindaco che ha liberato le generazioni dei terremotati dalle baracche, divenute nel tempo riserva elettorale per passerelle regionali e nazionali nonché per consensi clientelari.

I siciliani vorrebbero ribaltare il tavolo della politica siciliana con Cateno De Luca perché non ne possono più di chiacchiere e litigi di politici che non affrontano i problemi quotidiani.

Cateno De Luca ha vinto le amministrative messinesi con il suo candidato civico, Federico Basile, rifiutando l’appoggio della vecchia politica siciliana. Nella notte della vittoria del 13 giugno “Scateno” veste di rosso, come il Cardinale Fabrizio Ruffo che nello stesso giorno del 1799 con l’armata sanfedista fermava e sconfiggeva i francesi a Napoli.

“Scateno” ha preferito come compagno di viaggio l’ex grillino Dino Giarrusso, con cui sta costruendo un nuovo soggetto politico meridionalista: “Sud chiama Nord”. Il suo portavoce siciliano è una ex iena, come Dino Giarrusso, Ismaele La Vardera, giovane giornalista palermitano che ha condotto innumerevoli inchieste sulla compravendita di voti in Sicilia e sulla mafia.

Cateno De Luca propone una nuova chiave di lettura del rapporto Sud-Nord. Infatti, percepisce nel popolo la stanchezza rivendicazionista contro il Nord. Ciò che ha fatto fallire tanti movimenti che hanno utilizzato il consenso popolare sicilianista e meridionalista.

Intanto a Palermo la politica resta tale e quale, nonostante lo tsunami grillino degli ultimi anni. Il Sindaco di centrodestra di Palermo appena eletto, l’ex Rettore Prof. Roberto La Galla passerà, infatti, alla storia per avere aggiornato suo malgrado in Sicilia e perfino in Italia il perimetro di declinazione della “questione morale”. La questione morale nata come marchio politico contro il malaffare, e la partitocrazia, e interpretata poi come crociata antisocialista e poi contro la lottizzazione delle istituzioni, in Sicilia si declina quale rottura verso chi condannato con sentenza passata in giudicato per reati di mafia rientra pure nell’agone politico ed elettorale. E’ un caso perfino sulla stampa estera. Nel reportage di un quotidiano tedesco si racconta dell’elezione di Lagalla per aver ottenuto “l’appoggio” dei condannati Cuffaro e Dell’Utri. Anche questa è ancora la Sicilia come nel film di Vanzina, “a spasso nel tempo”?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui