De Felice e il 16 agosto 1905 a Grammichele

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Ufficialmente caddero uccise 13 persone, fra cui un bambino, Salvatore Malizia di anni dieci, e due contadine, Giuseppa Pinnuto di anni sessantatre e Angela Dipietro che ne aveva trentuno. Oltre cento furono i feriti.

A Grammichele quando le cose vanno male dicono ancora che così continuando ci scappa n’autru sidici d’austu. Nella località del Calatino è vivo ancora il ricordo della rivolta del 16 agosto 1905, finita con una strage di innocenti. Si narra che tutto cominciò con il corteo della Camera del Lavoro, che con in testa la bandiera rossa del sindacato ed al suono di una piccola fanfara aveva accompagnato alla locale stazione ferroviaria alcuni paesani. Erano contadini e operai che partivano per imbarcarsi in un bastimento per l’America. Una migrazione dolorosa, ma all’epoca il solo rimedio per levare le famiglie dalla miseria.

Al ritorno il corteo fu sbeffeggiato da un gruppo di azzimati benestanti che come al solito ciondolavano davanti il caffè preferito dei ricchi del paese. I popolani li chiamavano cappeddi, per il signorile copricapo che li distingueva dagli altri che portavano le coppole. La reazione dei partecipanti al corteo fu immediata e incontenibile. Inseguiti da una folla che si ingrossava minacciosamente, gli imprudenti figli di papà corsero a gran velocità verso le loro case. Afferrati i fucili alcuni di loro si sporsero dalle finestre e aprirono il fuoco contro la gente. Fu così che l’ira contro i cappeddi si trasformò in una vera e propria rivolta popolare contro i benestanti, le tasse e le pubbliche autorità, insomma contro tutte le secolari angherie che gravavano sulla povera gente.

Per reprimere il moto dal circondario e da Catania furono inviate forze dell’ordine. Quando arrivarono nella piazza principale del paese trovarono una folla di più di tremila persone che si ingrandiva sempre di più. La manifestazione si svolgeva pacificamente. Quando però uno degli oratori inneggiò all’unione dei lavoratori contro i civili e contro i cappeddi dalla folla si sentì echeggiare “abbasso le tasse, a morte i cappeddi!” A questo punto il delegato di polizia Basilicò ordinò alla folla di sciogliere l’assembramento e di sgomberare la piazza. Cosa tutt’altro che facile a farsi con una folla di migliaia e migliaia di persone, delle quali solo quelle delle prime fila erano state in condizione di capire. Seguirono i tre squilli di tromba di avvertimento dell’approssimarsi della carica dei militari. Nessuno dei contadini, degli operai, degli anziani, delle donne, dei vecchi e dei bambini presenti fu in grado di comprenderne il tremendo significato.

La folla quindi rimase immobile.

“Fuoco!” gridò allora il delegato.

E i soldati obbedirono.

Ufficialmente caddero uccise 13 persone, fra cui un bambino, Salvatore Malizia di anni dieci, e due contadine, Giuseppa Pinnuto di anni sessantatre e Angela Dipietro che ne aveva trentuno. Oltre cento furono i feriti.

Le inchieste ufficiali all’epoca finirono per giustificare i responsabili delle forze dell’ordine, che furono tutti scagionati. Finirono in carcere invece i cittadini accusati di “incitamento all’odio fra le classi sociali”.

L’On. Giuseppe De Felice Giuffrida si fece promotore di una documentata contro indagine, le cui conclusioni sconfessarono totalmente quelle amministrative e giudiziarie. Intervenendo vigorosamente in Parlamento il deputato catanese dimostrò che il 16 agosto 1905 le forze dell’ordine avevano agito con colpevole ferocia. Memorabile anche la sua denuncia delle condizioni disperate nelle quali erano tenute le popolazioni meridionali.

I fatti del sedici d’agosto 1905 appartengono saldamente alla memoria della Città Grammichele. Sul vissuto delle persone e delle famiglie che vi si trovarono in mezzo si sa poco. Sotto il fuoco dei soldati davanti la Chiesa Madre caddero molti innocenti, fra cui il piccolo Salvatore Malizia.

Caddero pure le contadine Giuseppa Pinnuto e Angela Dipietro. Chi erano queste siciliane? Dove erano cresciute, quali aspettative di vita, quali delusioni, quali rinunce avevano vissuto; quali amori avevano sognato e invece con chi erano state maritate? Avevano avuto figli, avevano lavorato, avevano imparato a leggere e scrivere? Infine per loro cosa rappresentava “l’esserci” in quella piazza il 16 agosto 1905? Sul sentire in quell’epoca ed in quelle contrade delle donne come Giuseppa e Angela lo racconta Lina Gandolfo nel suo avvincente e pensoso “Con i miei occhi “(Euno editore 2022).

Pierpaolo Lucifora

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