I 50 anni di MCL a Catania, arrivano indicazioni per le prossime amministrative

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“Sappiamo che è presente un gruppo attivo di lavoratori cristiani, fedeli ai loro principi morali e sociali, fiduciosi di portare nella propria vita e nel mondo del lavoro moderno una testimonianza di fede, di solidarietà, di rivendicazioni sociali, di elevazione morale e civica”, questa la citazione di Paolo VI durante l’Angelus dell’8 Dicembre 1972, che ha sancito l’avvio di MCL (Movimento Cristiano Lavoratori), che oggi conta quasi tremila circoli in tutta Italia.

Proprio ieri, nel pomeriggio, MCL Catania ha celebrato i 50 anni del Movimento presso il Museo Diocesano del capoluogo etneo con ospiti il presidente generale MCL Antonio Di Matteo, l’assessore regionale all’Economia e deputato Ars Forza Italia Marco Falcone, il presidente provinciale MCL Catania Piergiuseppe De Luca, il presidente Tribunale per i minorenni Catania Roberto Di Bella e, ciliegina sulla torta, l’arcivescovo di Catania Mons. Luigi Renna, figura collante del dibattito.

Ma la celebrazione di ieri non è stata un incontro meramente formale per evidenziare il lavoro svolto in metà secolo da MCL, fra cui iniziative recenti da parte del comparto provinciale evidenziate da De Luca, come l’acquisto di mille euro di buoni libro per le famiglie meno abbienti, l’ausilio ai ragazzi in cerca di lavoro nei centri di assistenza fiscale afferenti al Movimento o l’imminente donazione di trentacinque zainetti per studenti in un contesto, quello catanese, con un tasso di dispersione scolastica fra i più alti in Italia. L’incontro di ieri è stato propedeutico alla campagna elettorale già in atto per le prossime amministrative di Catania, nonché agli anni futuri di un governo regionale che sta iniziando a scaldare il motore, seppur in un momento delicato causato, in primis, dalla bocciatura del Bilancio della Regione da parte della Corte dei Conti. Tema su cui Falcone ha promesso massima trasparenza.

Investimenti, campagne elettorali, lavoro, dispersione dell’attività scolastica e lotta alla mafia sono stati i punti che hanno animato la discussione. Non a caso il verbo “animare”, soprattutto a metà incontro, quando il presidente del Tribunale dei minori, dottor Di Bella, inizialmente intervenuto con voce pacata e a tratti disturbata da un brusio di fondo in sala, ha poi rinvigorito il tono pungolando l’On. Marco Falcone: “La regione Calabria ha scelto di dotarsi di una legge regionale di contrasto alla ‘ndrangheta. Anche la Sicilia avrebbe bisogno di una legge regionale antimafia per promuovere la cultura della legalità. Io vorrei che la Regione parlasse di mafia. M-A-F-I-A”. E ha aggiunto: “In una città come Catania, con un tasso di dispersione scolastica superiore al 25%, il più alto a livello nazionale e fra i primi a livello europeo, i ragazzi che non studiano vengono spesso reclutati come pusher o vedette nei quartieri dello spaccio. La delinquenza minorile combacia spesso con un basso grado d’istruzione. Per questo le autorità giudiziarie hanno bisogno di apparati pubblici in loro supporto per interventi capillari e maggiori controlli”. “Per riportare la legalità nei quartieri più difficili bisogna delocalizzare uffici e strutture legate all’istruzione e alle istituzioni, come si è fatto a Napoli, dove è stata aperta una sede dell’Università Federico II a Scampia”.

L’assessore Falcone, intento all’ascolto e all’annotazione di appunti durante gli interventi a lui rivolti non si è tirato indietro dal ricordare come, in effetti, molti avrebbero voluto la costruzione di una Cittadella giudiziaria a Librino piuttosto che in un contesto trafficato come Viale Africa a Catania.

Certo, c’è da chiedersi quanti addetti ai lavori nel mondo della Giustizia sarebbero stati aperti verso un cambiamento di così notevole impatto verso una zona periferica della città che sembra un contesto a sé, affondato dai clichés di chi dell’area librinota non fa parte, dove potrebbe sfumare perfino il progetto della Cittadella di Polizia, con grande rammarico di una buona fetta di residenti.

“La Regione deve certamente indicare la strada alle amministrazioni locali e nessuno intende sottrarsi da questa responsabilità ma per incrementare gli apparati amministrativi servono iniezioni di denaro che sono possibili solo in condizioni di deroga. Gli stessi comuni, anche avendo le possibilità finanziarie, spesso non sono abilitati ad emettere bandi di concorso per assunzioni. È lì che si inceppa la macchina amministrativa. In compenso siamo riusciti a dare una boccata d’ossigeno ai comuni strozzati dal caro bollette e alle imprese per abbattere gli aumenti di energia e carburante”, ha affermato con fermezza Falcone.

Certamente, in merito alla presa di posizione contro le mafie del nuovo governo regionale in Sicilia, si deve dare atto al presidente Renato Schifani di essere intervenuto su un tema fumante come il probabile interesse da parte delle infiltrazioni criminali nei lavori del possibile ponte sullo Stretto di Messina: il presidente ha infatti manifestato il suo interesse nel proporre una task force di ex pm che possa vigilare sulle procedure di affidamento dei lavori.

Mons. Luigi Renna, corso via prima della conclusione dell’incontro per un impegno a Zafferana ha ricalcato con forza la sua attenzione sulla città di Catania, da lui guidata spiritualmente da Gennaio 2022: “Questa città è stupenda, ha enormi potenzialità ma per esprimerle ha bisogno di un governo solido e lungimirante. Il lavoro è certamente l’emergenza più grande.” E, con schietto garbo tocca punti dolenti come il reddito di cittadinanza e la spregiudicatezza nella conduzione delle campagne elettorali odierne nelle città, Catania inclusa: “Il reddito di cittadinanza, presente anche in altri paesi in forma diversa ha bisogno di una motivazione nuova affinché le persone non vengano deresponsabilizzate”. E continua: “All’indomani delle elezioni tutte le sedi politiche aperte chiudono i battenti e questo non è modo di fare politica. Si privano i cittadini dei punti di riferimento”. “Nei quartieri più poveri tante volte il politico va, con sacchi contenenti roba di infima qualità che non sarebbe buona nemmeno per cani e gatti e questo è un modo di fare campagna elettorale che si giudica da sé”. Conclude: “Scusate la franchezza, ma la dottrina sociale della Chiesa non è solo un ornamento”. Poco dopo lascia la sala, nel consenso generale degli ospiti e nella speranza di una visione più nitida e attenta da parte della futura amministrazione cittadina.

 

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