“Noi vignettisti siamo fortunati, l’Italia è la culla della satira”. Intervista a Totò Calì

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Presso un famoso bar di Trecastagni, prima della vigilia di Capodanno incontro Totò Calì (vignettista, pittore, scenografo), che volevo intervistare in qualità di icona nostrana nella cornice della comunicazione creativa e della satira. Le sue vignette irriverenti ma mai prive dell’aplomb di chi ha capito che la rivoluzione, oggi, risiede nell’eleganza del messaggio, sono presenti sul quotidiano La Sicilia. “Io sono un moderato, non amo buttarmi sul pesante”, dice. Poi, ciarlando del più e del meno, come di consueto prima di cominciare, di fronte a caffè e raviola di ricotta di metà mattinata, confessa tra il serio e il faceto: “Non voglio essere invitato a matrimoni di cui non si sa la durata. Invitatemi ai divorzi: un divorzio è per sempre”. 

Intervista di Mari Cortese

In occasione dei festeggiamenti per i 10 milioni di passeggeri transitati nel 2022 all’aeroporto Vincenzo Bellini, qualche giorno fa, hai dipinto in loco il ritratto del viaggiatore fortunato. Quando lavori, la tua mente dove va?

Intanto è necessaria una distinzione: quando faccio satira attingo dalle notizie per sintetizzarle e trovarne il grottesco, facendo sorridere o riflettere amaramente. Prendo da fuori per portare dentro. Quando dipingo è il processo esattamente inverso. In ogni caso io sono in Sicilia da sempre, anche quando studiavo a Urbino e vivevo a Roma. Per me è impossibile immaginarmi al di fuori di questa terra, che cerco di rielaborare in chiave personale, secondo la mia visione. In questo momento sto cercando di fare un lavoro sul colore di questa regione anche se è molto complesso raccontare un paese attraverso le sue tinte.

Poco fa accennavi al processo di creazione della vignetta satirica. Puoi raccontarlo dettagliatamente?

Si prendono le notizie del giorno: si leggono, si analizzano, si sintetizzano. Poi si trova il lato grottesco di esse e, attraverso un disegno, si esprime il concetto. È importante che chi veda la vignetta capisca immediatamente qual è il tema di riferimento e il messaggio da carpire. Tutto si esprime attraverso quei pochi tratti, in base alla maniera in cui si disegna o si colora, ai doppi sensi che possono venire fuori anche attraverso brevi testi. Si possono unire anche più notizie dentro un unico lavoro, se si trova il fil rouge. Per esempio: la guerra e i mondiali.

Sono cambiati, nel tempo, i temi illustrati?

La cosa più triste è che se rivedo le mie vignette di dieci, quindici anni fa, potrei ripubblicarle domani mattina. Prendiamo il caro voli, di cui si sta tanto parlando in occasione delle festività natalizie: il problema non è certo una novità.

Quando una vignetta può ritenersi efficace?

Quando con un disegno e due parole dici tutto. Addirittura con disegni senza testo.
La satira è un’ancora di salvataggio, un’arma di difesa, un modo di abbassare l’ansia su argomenti difficili e pesanti come il Covid, su cui ho collezionato tante vignette. Come quelle raccolte sul libro fatto in collaborazione con la giornalista Assia La Rosa, La mascherina di Linus.

Totò Calì e Assia La Rosa con in mano varie copie di “La mascherina di Linus”

Quando hai capito che tu saresti stato efficace?

Ancora non l’ho ben capito (scherza, ndr). In realtà quando mi sono reso conto che quello che facevo piaceva e la mia comunicazione era diretta. Poi quando ho visto la mia prima vignetta sul giornale. Ho iniziato, come tanti, a prendere in giro alcuni professori solo perché in quel contesto rappresentavano “il potere” che esorcizzavo attraverso le caricature. Da lì la mia vocazione. Comunque i vignettisti siamo fortunati: l’Italia è la culla della satira.

Molti politici di destra e sinistra vedono in te un valido esponente di messaggi dissacranti. Che rapporto hai con la politica?

Io sono un osservatore. Non posso schierarmi sicuramente. Chi fa satira secondo me dovrebbe essere imparziale e guardare le cose dalla giusta distanza. Fra l’altro, lavoro in un giornale abbastanza moderato dove utilizzo una satira di fioretto, non di sciabola.

Chi sono i vignettisti a cui ti sei ispirato?

Sicuramente Forattini, a cui guardavo già da ragazzino. Anche Giannelli, del Corriere della Sera. Ma più Forattini.

Alcuni creativi si sono spinti così oltre il confine del politicamente corretto da essere assassinati. Fin dove si può spingere la satira?

Partiamo dal fatto che il politicamente corretto è un’arma a doppio taglio. Praticamente non si può parlare più di nulla, mentre bisogna essere equilibrati anche in questo. Una vignetta può essere politicamente scorretta, in base al linguaggio e al contesto di presentazione. Però la satira è satira, se si deve denunciare qualcosa con forza non è lo studio del vignettista l’ente preposto a risolvere il problema.

Al contrario di alcuni cugini francesi, molti satirici italiani fanno vignette su temi mainstream, ma sulle problematiche vere fanno gli struzzi. Pensi che la satira in Italia debba essere più coraggiosa?

Nei decenni scorsi la satira era florida. Poi piano piano quest’ardore si è spento. Va per la maggiore la satira televisiva dei comici. Forse perché l’attenzione è virata più verso i video che vengono veicolati nei social, oltre che in TV. E poi un’altra cosa: manca un’ideologia politica forte, da cui si origina una satira potente. Non si capisce più, ad esempio, la differenza fra i valori di destra e quelli di sinistra.

Fra le diverse forme d’arte a cui ti sei dedicato, a quali ti senti più grato sia in termini professionali che animici?

Mi dà molta soddisfazione il lavoro che svolgo con i pazienti a livello psichiatrico: non cerco di tradurre la loro follia col linguaggio della ragione, completamente diverso dal loro, quindi inadeguato. Cerco, attraverso i linguaggi artistici, di spaziare dentro le menti per tirare fuori dai pazienti ciò che non hanno potuto sviluppare. Anche l’ambiente è importante per affinare le proprie propensioni.

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